Strage di Castel d'Azzano, indagati tre comandanti dei carabinieri

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Procura di Verona ha aperto un fascicolo per omicidio colposo plurimo a carico di tre ufficiali dei carabinieri, nell'ambito dell'inchiesta sulla strage di Castel d'Azzano. La notizia, anticipata da RaiNews e poi confermata all'Ansa, arriva a oltre un anno dall'esplosione del casolare dei fratelli Ramponi, che il 14 ottobre 2025 costò la vita a tre militari di età compresa tra i 36 e i 56 anni. Gli accertamenti riguardano il modo in cui fu pianificato e gestito l'intervento nell'immobile.

Chi sono gli ufficiali sotto inchiesta

Gli indagati sono il colonnello Claudio Papagno, comandante provinciale dei carabinieri di Verona, il tenente colonnello Antonio Sframeli, che all'epoca guidava il reparto operativo, e Vincenzo Spataro, comandante della compagnia di Villafranca. Per tutti e tre l'ipotesi è il concorso in omicidio colposo plurimo. La Procura, guidata da Raffaele Tito, vuole stabilire se nella catena di comando che organizzò l'operazione vi siano state omissioni o valutazioni sbagliate, a cominciare dalla gestione del rischio legato alla possibile presenza di gas all'interno del casolare e dai tempi con cui l'intervento fu deciso.

Si tratta di un secondo filone rispetto a quello già aperto contro i proprietari della casa. Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi, di 66, 64 e 60 anni, sono infatti accusati di strage: secondo l'ipotesi della Procura si barricarono nell'edificio e lo fecero saltare in aria, e il crollo del tetto uccise i tre carabinieri. Il nuovo fascicolo non mette in discussione quella ricostruzione, ma sposta l'attenzione su chi preparò l'ingresso delle squadre.

Cosa accadde nel casolare il 14 ottobre 2025

L'operazione era stata programmata nei giorni precedenti come esecuzione di uno sgombero, con il coinvolgimento di reparti provenienti da più province. Tra le vittime vi erano il luogotenente Marco Piffari, il carabiniere scelto Davide Bernardello e il brigadiere capo Valerio Daprà, in servizio al Nucleo Radiomobile di Padova e alla Squadra operativa di supporto del Battaglione mobile di Mestre. Nell'esplosione rimasero feriti altri militari e agenti delle forze dell'ordine, in un edificio che, secondo le prime ricostruzioni, era saturo di gas.

Le indagini hanno preso in esame anche l'ipotesi che a innescare la deflagrazione sia stata una bottiglia incendiaria lanciata dall'interno, circostanza che resta oggetto di accertamento giudiziario. I funerali di Stato dei tre carabinieri si sono svolti a Padova, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della premier Giorgia Meloni. Maria Luisa Ramponi, rimasta gravemente ferita, fu ricoverata in terapia intensiva e lasciò l'ospedale nel dicembre 2025.

Il nodo dell'allarme sulla fuga di gas

Il punto su cui si concentrano i dubbi riguarda la valutazione preventiva dei pericoli. La domanda a cui la Procura intende rispondere è se la presenza di gas fosse nota o prevedibile prima dell'ingresso, e se le misure adottate, dal posizionamento degli uomini alla presenza di personale tecnico, fossero adeguate al contesto. Per questo il fascicolo parla di scelte compiute nella pianificazione e non soltanto nell'esecuzione sul posto.

L'iscrizione nel registro degli indagati è un atto che consente agli ufficiali di difendersi e di partecipare agli accertamenti tecnici. Non equivale a una conclusione sulle responsabilità.

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