Grimaldi attacca il governo sul caso Almasri: "La Libia ci stava ricattando"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   In un acceso intervento alla Camera, Marco Grimaldi di Alleanza Verdi e Sinistra ha rinfacciato all'Esecutivo di aver fatto "la figura di Almasri", sostenendo che la decisione di liberare un presunto torturatore sia stata dettata da un ricatto da parte della Libia. Secondo il parlamentare, le forze dell'ordine italiane avevano effettuato l'arresto di un individuo, accusato di torture e stupri, il quale è stato poi rilasciato a causa di pressioni estere, una dinamica che, a suo dire, avrebbe umiliato il paese.

Le reazioni dei legali delle vittime

Alle critiche politiche si sono subito affiancate le voci di chi rappresenta le vittime, le quali, attraverso i loro avvocati, hanno espresso un sentimento contrastante: soddisfazione per la cattura, ma anche un profondo sconcerto per le azioni del governo italiano. L'avvocata Angela Bitonto, legale di una donna ivoriana che ha subito le violenze dell'uomo, non ha nascosto il suo giudizio, definendo l'operato dello Stato una "grande figuraccia", nonostante la gioia per l'arresto finalmente avvenuto.

La posizione ufficiale del governo

Fonti di governo, dal canto loro, hanno precisato di essere state pienamente consapevoli delle accuse, ricevendo un mandato di cattura internazionale e una formale richiesta di estradizione dalle autorità libiche già all'inizio dell'anno. Questa consapevolezza, stando a quanto trapelato, sarebbe stata uno dei motivi che hanno portato all'espulsione dell'uomo dall'Italia, una mossa presentata come una soluzione all'epoca percorribile.

Ulteriori voci dall'opposizione

Anche l'esponente di Azione, Richetti, è intervenuto sulla questione, ponendo l'accento su un aspetto che definisce degno di profonda riflessione: il fatto che sia stata proprio la Libia a dare corso alla richiesta della Corte penale internazionale, arrestando la persona. Un paradosso, questo, che secondo il politico merita di essere analizzato attentamente, evidenziando una curiosa inversione di ruoli nel panorama della giustizia internazionale.

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