Prato, la fuga, l’estintore e i tre colpi in ospedale: l’agente della penitenziaria indagato per tentato omicidio
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Redazione Interno
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Le immagini, rese pubbliche con l’autorizzazione della procura, restituiscono la sequenza di quanto avvenuto domenica 16 agosto nel pronto soccorso dell’ospedale Santo Stefano di Prato. Un detenuto ventiduenne di origine marocchina, con le mani ancora ammanettate, si muove concitato all’interno della cosiddetta camera calda, l’area riservata all’arrivo delle ambulanze. Sta cercando una via di fuga, si sposta avanti e indietro e per alcuni istanti tenta persino di nascondersi dietro un mezzo in sosta.
A pochi passi da lui, due agenti della polizia penitenziaria lo braccano e uno di questi impugna la pistola d’ordinanza. Dalla sua azione partono tre colpi: uno raggiunge il fuggitivo a una gamba, fermandolo. Per quell’episodio, ora l’agente che ha sparato si trova iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di tentato omicidio.
L’arresto e il trasporto in ospedale
Il ventiduenne, che aveva già scontato un periodo di detenzione nel carcere della Dogaia per reati legati allo spaccio fino alla fine di giugno, era stato nuovamente fermato poco prima dell’accaduto. Secondo le prime ricostruzioni investigative, insieme ad altre due persone avrebbe tentato di introdurre all’interno dell’istituto penitenziario diversi plichi contenenti stupefacenti, per un peso complessivo di circa 600 grammi di hashish, e due telefoni cellulari destinati a un detenuto che poi è stato a sua volta arrestato.
Durante il tentativo di fuga per sottrarsi alla cattura, il giovane era inciampato e aveva riportato alcune lesioni che hanno reso necessario il trasporto al pronto soccorso per ricevere le cure del caso. Gli agenti lo hanno dunque scortato in ospedale e, in attesa delle cure, lo hanno lasciato ammanettato su una barella nella zona del triage.
La tentata fuga e il ruolo dell’estintore
Una volta in ospedale, la situazione è rapidamente degenerata. Il ragazzo, nonostante le limitazioni imposte dalle manette, è riuscito a impossessarsi di un estintore, azionandolo e spruzzando il getto all’interno dei locali creando un momento di grande confusione.
Secondo quanto riportato dal sindacato di polizia penitenziaria Sappe, due agenti sono rimasti feriti durante la colluttazione che ne è seguita: uno di loro avrebbe riportato una frattura alla mano con una prognosi di trenta giorni, mentre l’altro avrebbe riportato lesioni giudicate guaribili in dieci giorni. Approfittando del caos, il ventiduenne ha tentato la fuga, allontanandosi dalla sala d’attesa e dirigendosi verso la camera calda.
La scelta si è rivelata, però, controproducente per i suoi scopi: quella zona dell’ospedale non ha uscite verso l’esterno e lo spazio ristretto gli ha precluso ogni possibilità di allontanarsi realmente dalla struttura.
Le valutazioni della procura e il dibattito giudiziario
La procura di Prato, guidata dal procuratore Luca Tescaroli, ha acquisito i filmati di sorveglianza come elemento cardine dell’inchiesta. Le immagini, che mostrano l’intera dinamica, hanno portato i magistrati a contestare all’agente, un uomo di 29 anni originario del Sannio in servizio da circa un anno e mezzo, l’ipotesi di tentato omicidio. Il ragazzo è stato colpito da un proiettile alla coscia ed è stato successivamente trasferito all’ospedale di Pistoia, dove non è in pericolo di vita.
Per gli inquirenti, non sussisterebbero, allo stato dei fatti, le condizioni per applicare le tutele previste dal nuovo decreto Sicurezza, che mira a evitare l’iscrizione automatica nel registro degli indagati quando un atto compiuto in servizio faccia presumere una causa di giustificazione: il giovane si trovava in un ambiente chiuso e non aveva alcuna reale possibilità di uscire.
Il difensore dell’agente, l’avvocato Vittorio Luigi Fucci, ha invece richiesto l’applicazione della nuova normativa, sottolineando come l’agente abbia agito per fermare un soggetto pericoloso e abbia sentito il collega chiedere aiuto. La difesa sostiene che i primi due colpi siano stati esplosi in aria come avvertimento e il terzo mirato alle gambe.
Le reazioni politiche e istituzionali
La decisione della procura ha suscitato immediate reazioni nel mondo politico. Il vicepremier e ministro Matteo Salvini ha espresso il suo totale sostegno all’agente, contestando l’ipotesi di tentato omicidio e affermando che l’uomo ha semplicemente fatto il suo lavoro. Linea analoga è stata espressa da altri esponenti della maggioranza, come il presidente della Commissione affari esteri del Senato, Maurizio Gasparri, che ha manifestato la certezza che gli accertamenti dimostreranno la correttezza dell’operato del poliziotto.
L’agente, nel frattempo, ha reso le sue prime dichiarazioni difensive, sostenendo di aver sentito il collega invocare aiuto nel momento concitato della colluttazione, prima di esplodere i colpi.
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