La versione del medico: “Vergognoso rischiare la galera per esserci difesi” – Il racconto dalla sala operatoria
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Redazione Interno
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“È vergognoso rischiare la galera per averci difesi”. La frase, asciutta e carica di un’amarezza che non ha bisogno di orpelli, arriva da uno dei medici in servizio quella domenica 16 agosto al pronto soccorso dell’ospedale di Prato. Non è un grido di piazza, ma il commento a bassa voce di chi ha vissuto quei sessanta secondi di terrore da dentro, non da fuori.
Le sue parole, che meglio di qualsiasi ricostruzione tecnica sanno raccontare l’altra faccia della medaglia, restituiscono il clima che si respirava tra i camici bianchi: il panico degli operatori sanitari, la corsa per mettere in salvo i pazienti più vulnerabili e, infine, lo spettro di una denuncia penale per l’agente che, secondo chi era sul campo, ha semplicemente premuto il grilletto per bloccare una fuga destinata a finire nel sangue.
La dinamica dei fatti e il video della colluttazione
La procura della città toscana ha aperto un fascicolo per tentato omicidio, iscrivendo nel registro degli indagati il poliziotto penitenziario che ha esploso tre colpi di pistola all’interno del nosocomio. La diffusione del video, avvenuta a opera della polizia, ha messo a disposizione di tutti le immagini che mostrano la sequenza di quanto accaduto domenica 16 agosto. Il detenuto, un 22enne di origini marocchine che si trovava in ospedale per accertamenti, con le manette ancora salde ai polsi, si è improvvisamente reso protagonista di un tentativo di fuga.
Lo si vede correre avanti e indietro tra i corridoi della struttura, in cerca di uno sbocco che non arriva, finché non si accorge di essere in trappola e trova un temporaneo riparo dietro un'ambulanza parcheggiata nei pressi dell'ingresso. A quel punto, i due agenti della polizia penitenziaria che lo scortavano lo braccano con la pistola in pugno: ne nasce un corpo a corpo, e nel giro di circa un minuto dall’inizio della fuga partono i tre colpi che feriscono il ragazzo a una gamba.
Le reazioni e la posizione della procura
Mentre il 22enne è stato medicato per la ferita da arma da fuoco e risulta ora sotto osservazione, le indagini si concentrano sulla valutazione della proporzionalità del gesto dell’agente. La procura, come prassi in casi analoghi, ha aperto un procedimento conoscitivo per tentato omicidio, ma la solidarietà nei confronti del poliziotto è arrivata immediatamente da più parti, a cominciare da quella espressa dal vicepremier Matteo Salvini, che ha commentato dicendo che l’agente “ha solo fatto il suo lavoro”.
Sul fronte delle indagini, però, si procede con il massimo riserbo, senza al momento formulare accuse definitive; gli inquirenti stanno cercando di ricostruire la dinamica millimetro per millimetro, valutando se il colpo sia partito durante la colluttazione oppure in un momento in cui il fuggitivo non costituiva più un pericolo immediato per gli operatori.
Il medico che ha parlato ai cronisti, e che ha chiesto di restare anonimo per non interferire con le indagini, ha voluto però ribadire un punto: “Noi siamo grati a quegli agenti, perché in quei secondi ci hanno messo al riparo e hanno bloccato una persona che aveva già aggredito il personale con un estintore e che stava seminando il panico tra i degenti”.
La testimonianza dal fronte sanitario
Il racconto si fa più serrato quando il testimone ripercorre quei momenti dall’interno della struttura sanitaria. L’uomo, che ha visto la scena con i propri occhi mentre cercava di mettere in sicurezza la propria area, spiega che la tensione era palpabile ancora prima dello sparo. “Avevamo appena gestito l'aggressione con l'estintore, quando il detenuto è riuscito a divincolarsi per un attimo e ha cominciato a correre”, racconta il medico. “C’era un viavai di pazienti, infermieri e specializzandi; in un secondo la calma apparente del turno di mezza estate si è trasformata in un incubo”.
Il medico si dice stupito dall’attenzione mediatica e giudiziaria che sta seguendo l’accaduto, e ammette un senso di sconcerto nell’apprendere che l’agente rischia ora un’accusa pesante come il tentato omicidio. “È un paradosso che fa male – prosegue – perché la sensazione, che era condivisa da tutto il personale in sala, è che quel colpo abbia fermato una situazione che poteva essere molto peggiore. Non abbiamo avuto il tempo di pensare alla legittimità della difesa, eravamo troppo impegnati a riparare i malati e a cercare di non farci male”.
La sequenza ripresa dalle telecamere di sorveglianza
La durata complessiva degli eventi, dalla partenza del detenuto fino allo sparo, si aggira intorno al minuto. Le immagini, che stanno circolando in queste ore, mostrano chiaramente il momento in cui l’ex detenuto (che nel frattempo era stato trasferito al pronto soccorso per le cure del caso) si scontra fisicamente con uno degli agenti di scorta, in una colluttazione che si sposta di qualche metro fino all’area di parcheggio riservata alle ambulanze.
L’agente che ha fatto fuoco è ora sotto inchiesta per l’ipotesi di reato di tentato omicidio; la sua posizione, naturalmente, è tutelata dalla presunzione di innocenza, ma il fatto che la procura abbia aperto un'indagine così pesante testimonia la delicatezza del caso. La difesa dell’agente, nelle prossime settimane, potrà fornire elementi aggiuntivi per dimostrare che il colpo è partito in un contesto di pericolo concreto.
Tuttavia, le prime valutazioni degli inquirenti si basano sulla documentazione video e sulle testimonianze dei presenti, che dovranno chiarire se il 22enne, al momento del ferimento, avesse ancora la possibilità di scappare o rappresentasse ancora un pericolo per i presenti. In ogni caso, il personale del nosocomio sottolinea come, in realtà, sia stato il timore per la propria incolumità a spingere l’agente a esplodere i colpi, in un contesto in cui un estintore era già stato usato come arma e l’aggressività del giovane era apparsa a tutti fuori controllo.
Il clima tra gli operatori e le implicazioni giudiziarie
Il dibattito si è subito acceso, con posizioni contrapposte che da un lato difendono il diritto alla difesa degli agenti e dall’altro richiamano il principio di proporzionalità nell’uso della forza da parte delle forze dell’ordine. Nel frattempo, la parte lesa si è costituita con un proprio legale, mentre l’agente è stato ascoltato dai magistrati per fornire la sua versione dei fatti. L’ospedale, attraverso i propri canali, ha espresso vicinanza al personale coinvolto, annunciando un supporto psicologico per chi ha vissuto l’episodio.
A emergere con forza, dalle parole del medico che ha voluto parlare, è però il senso di abbandono di chi, quel giorno, si è sentito protetto da un uomo che ora rischia di finire in galera. Le sue parole finali suonano come un'amara constatazione, senza cercare di ergersi a giudice: “Quel ragazzo era in fuga, e noi eravamo in trappola con lui. Se dovesse passare il messaggio che difendersi in un pronto soccorso è un reato, allora la prossima volta chi ci proteggerà?”.
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