Naroditsky, il giallo sulla morte del mago degli scacchi
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Redazione Sport
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La scomparsa improvvisa di Daniel Naroditsky, stroncato a soli ventinove anni, ha gettato un velo di profonda costernazione sull’intero universo scacchistico, lasciando dietro di sé, più che le risposte che pure si invocano, una scia fitta e dolorosa di interrogativi. Nell’essenziale comunicato diffuso dai familiari, che pure ha tratteggiato con affetto la figura di un “giocatore straordinario, un insegnante appassionato e un amico leale”, non è stato fatto alcun cenno alle circostanze che hanno condotto alla tragedia, un silenzio che ha finito per alimentare, inevitabilmente, le più disparate congetture. Tra queste, come riportato da diverse voci che circolano negli ambienti specializzati, sta guadagnando terreno l’ipotesi secondo la quale il gesto estremo possa essere stato influenzato dal pesante fardello delle accuse, rivelatesi poi del tutto infondate, di aver barato durante le partite online, mosse contro di lui con insistenza, nell’arco dell’ultimo anno, dall’ex campione del mondo Vladimir Kramnik.
L'ultimo, amaro messaggio
A rendere ancor più straziante e paradossale questa vicenda contribuisce l’ultimo, amaro messaggio che il giovane gran maestro ha voluto condividere con il suo pubblico, poche giornate prima che il suo cuore smettesse di battere. “Eccomi, pensavate fossi andato via? Ero solo in ‘pausa creativa’”, aveva dichiarato con una nota di rassicurante vitalità in un video pubblicato sulla sua piattaforma, quasi a voler scacciare, con un sorriso, gli spettri che forse già lo tormentavano. Quelle parole, che oggi suonano come un macabro presagio, sembravano preludere a un ritorno alle attività con rinnovato vigore, un’immagine di normalità che stride in modo lancinante con l’esito finale della sua storia.
Le ombre delle accuse infondate
Sebbene le indagini delle autorità procedano per accertare con precisione le cause del decesso, la narrazione che si sta costruendo attorno alla figura di Naroditsky non può prescindere dal clima di sospetto che lo ha avvolto negli ultimi tempi. Le ripetute insinuazioni di Kramnik, un’icona del gioco il cui parere ha un peso specifico notevole, avevano infatti creato un’atmosfera carica di tensioni, nonostante fossero state più volte smentite dall’evidenza dei fatti e dall’assenza di qualsiasi prova concreta. Quel tipo di pressioni, specialmente quando si riversano su una personalità sensibile e pubblica, possono scavare solchi profondi nell’equilibrio interiore, minando una serenità già precaria per altri versi; di tutto questo, ora, si cerca di trovare una traccia, una conferma che forse non arriverà mai.
Il vuoto lasciato da un maestro
A testimoniare il vuoto incolmabile lasciato dalla sua dipartita è stata, in modo particolarmente eloquente, la struttura dove Naroditsky aveva scelto di dedicare le sue energie alla formazione delle nuove generazioni di giocatori, il Charlotte Chess Center nel North Carolina. È proprio da lì, da quel luogo che per lui rappresentava non solo un impiego ma una vera e propria missione, che è giunto l’annuncio pubblico della scomparsa, un messaggio che ha fatto il giro del mondo scatenando un’ondata di cordoglio. La sua eredità, fatta di partite magistralmente commentate e di lezioni a giovani talenti, rimane come un faro nel panorama scacchistico, un’eredità che il tempo, probabilmente, non riuscirà a offuscare nonostante l’oscurità che ne ha segnato la fine.




