La nuova vita di Benno Neumair in carcere, tra scacchi e un dialogo difficile
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Redazione Interno
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Nel carcere di Montorio, a Verona, Benno Neumair sta ritagliandosi un'esistenza strutturata, nonostante la sentenza della Cassazione dello scorso 12 settembre abbia reso definitivo l'ergastolo per il duplice omicidio dei genitori, Laura Perselli e Peter Neumair, confermandone la piena capacità di intendere e volere al momento del fatto. La sua giornata, lontana dalla libertà, è scandita da un'attività inaspettata: l'insegnamento del gioco degli scacchi ad altri detenuti, un incarico che gli è stato affidato direttamente dalla direzione del penitenziario e che i suoi legali descrivono come un segno di collaborazione e disponibilità.
Un percorso di giustizia riparativa
Parallelamente a questa nuova routine, si sta svolgendo un percorso di giustizia riparativa che lo vede coinvolto in alcuni incontri con due delle sue zie. Questi colloqui, sebbene rappresentino un tentativo di affrontare le conseguenze del suo gesto, si scontrano con un muro di silenzio da parte di sua sorella, Madé, la quale, come riportano le cronache, non ha mai voluto incontrarlo dopo gli eventi. Il dialogo con una parte della famiglia, per quanto limitato, procede dunque su un binario complesso, segnato da un'assenza che pesa quanto le presenze.
Il ruolo degli scacchi e il muro del perdono
L'impegno di Neumair come insegnante di scacchi, attività che richiede concentrazione e pensiero strategico, sembra offrirgli una possibilità di riscatto all'interno della ristretta cerchia carceraria, un modo per costruire una parvenza di normalità e forse di utilità. Tuttavia, questo frammento di vita organizzata si scontra con una realtà ineludibile: l'impossibilità, finora, di giungere a un gesto di riconciliazione completo. Nonostante gli incontri con le zie, infatti, emerge con chiarezza che il 34enne non ha mai formalmente chiesto scusa per quanto accaduto, un elemento che mantiene una distanza incolmabile con i familiari delle vittime.
La ricerca di un equilibrio tra le mura del penitenziario
Quella di Benno Neumair appare, quindi, come una vita sospesa tra due dimensioni. Da un lato, c'è la ricerca di un proprio spazio, di un'identità che non sia esclusivamente definita dal reato commesso, incarnata dalla sua funzione di insegnante e dal tentativo di dialogo con i parenti superstiti. Dall'altro, permangono il peso della condanna irrevocabile e il silenzio di chi, come la sorella, non intende aprire alcun varco comunicativo, elementi che delimitano i confini di una pena che va oltre la sola privazione della libertà personale.




