OpenAI chiude un round da 110 miliardi, valutazione a 730 miliardi. Il ruolo di Amazon, Nvidia e SoftBank

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La corsa all'armamento nell'intelligenza artificiale conosce una nuova, impressionante tappa. OpenAI, la società californiana diventata un fenomeno globale con ChatGPT, ha annunciato la chiusura di un round di finanziamento da 110 miliardi di dollari, il più grande mai realizzato da un'azienda tecnologica privata. L'operazione, che attende ancora l'ingresso di ulteriori investitori istituzionali, porta la valutazione pre-money della società a 730 miliardi di dollari, una cifra che, come spiegano gli analisti, sale a 840 miliardi considerando anche i nuovi capitali freschi appena versati. Un balzo in avanti notevole rispetto ai 500 miliardi di dollari di una raccolta secondaria dello scorso ottobre, che dimostra quanto l'attenzione della finanza globale sia oggi saldamente puntata sull'universo dell'AI generativa.

I giganti del tech e le loro quote nell'operazione

A guidare questa colossale iniezione di liquidità sono tre nomi che rappresentano altrettanti pilastri dell'economia digitale mondiale. Il protagonista principale, per ammontare investito, è Amazon, che ha messo sul piatto 50 miliardi di dollari. Il colosso dell'e-commerce e del cloud computing, attraverso la sua divisione Amazon Web Services (AWS), non si limita a un ruolo di finanziatore, ma stringe un'alleanza strategica di ampio respiro con OpenAI. Subito dopo, con un assegno da 30 miliardi di dollari ciascuno, troviamo il conglomerato giapponese SoftBank e il gigante dei semiconduttori Nvidia. Quest'ultimo, in particolare, consolida un legame già fortissimo con il mondo dell'AI, fornendo l'hardware, i chip, senza i quali modelli come GPT non potrebbero essere addestrati. Il finanziamento di Amazon, come spesso accade in operazioni di questa portata, è strutturato in due fasi: un primo importo di 15 miliardi di dollari viene versato immediatamente, mentre i restanti 35 miliardi arriveranno nei prossimi mesi, subordinati al raggiungimento di specifici obiettivi da parte di OpenAI, tra i quali alcuni osservatori ipotizzano anche il traguardo, ancora tutto da definire, dell'Intelligenza Artificiale Generale (AGI).

L'accordo strategico con Amazon e l'impegno sui chip Trainium

L'intesa con Amazon, ed è questo il dettaglio forse più significativo dell'intera operazione, va ben oltre il mero scambio di denaro per azioni. Le due società hanno siglato un accordo commerciale di lunga durata che ridefinisce i loro rapporti. L'impegno di spesa di OpenAI per i servizi di AWS, che era già stato quantificato in 38 miliardi di dollri, viene ora esteso fino a raggiungere la cifra complessiva di 138 miliardi nell'arco di otto anni. Non solo: OpenAI si è impegnata a utilizzare circa 2 gigawatt di capacità di calcolo basata sui chip Trainium, i processori progettati internamente da Amazon per carichi di lavoro di intelligenza artificiale, andando così a competere, almeno in parte, con i dominanti GPU di Nvidia. Inoltre, AWS diventerà il distributore cloud di terze parti in esclusiva per "Frontier", la nuova piattaforma enterprise di OpenAI dedicata alla creazione e gestione di agenti AI, un ruolo che permetterà ad Amazon di intercettare una fetta significativa della domanda aziendale dei servizi della startup.

Le dinamiche di un sistema sempre più interdipendente

Questa mossa di Amazon, che vanta già una solida partnership e un investimento consistente in Anthropic, rivale diretta di OpenAI con il suo modello Claude, svela la complessità delle relazioni nell'industria tech. L'amministratore delegato di Amazon, Andy Jassy, ha tenuto a precisare che l'accordo con OpenAI non modificherà i rapporti con Anthropic, segno di una strategia che punta a presidiare il più possibile un mercato in ebollizione, offrendo infrastruttura e capitale a più attori contemporaneamente. Dall'altro lato, OpenAI continua a mantenere un legame profondo con Microsoft, suo storico alleato e finanziatore, che ha ribadito come i nuovi accordi con Amazon non alterino i termini della loro esclusiva collaborazione infrastrutturale. Un equilibrio delicato, questo, che disegna un ecosistema circolare di aziende interdipendenti, dove i giganti del cloud e i produttori di chip si trovano a finanziare e sostenere gli stessi laboratori di ricerca, in una competizione che è al tempo stesso serratissima e simbiotica.

La portata del round finanziario, che riflette una valutazione in grado di competere con i colossi quotati a Wall Street come Netflix o Oracle, arriva in un momento di crescita esplosiva per i prodotti di OpenAI. La società ha reso noto che ChatGPT ha raggiunto i 9 milioni di utenti business paganti e che gli utenti attivi settimanali del chatbot sono ormai 800 milioni, un numero in costante ascesa che testimonia la penetrazione di massa di queste tecnologie. Anche Codex, lo strumento di programmazione assistita, ha visto triplicare la propria utenza dall'inizio dell'anno. Numeri che giustificano, agli occhi degli investitori, un'escalation di costi e investimenti che appare inarrestabile.

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