Il colosso dell’AI OpenAI chiude un round da 122 miliardi: valutazione a 852 miliardi in attesa della Ipo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non c’è più solo la corsa agli algoritmi, adesso, nella Silicon Valley, si corre anche – e forse soprattutto – verso la porta di Wall Street. E chi guida la carica, in questo 2026 segnato da attese frenzie per i debutti bursatili di SpaceX e Anthropic, è OpenAI. La creatura di Sam Altman, che molti ricordano ancora come la startup senza ricavi capace di scatenare una rivoluzione tecnologica, ha infatti chiuso i libri contabili del più grande round di finanziamento privato mai visto nella storia della tecnologia: un’iniezione di liquidità da 122 miliardi di dollari che ha portato la valutazione post-money dell’azienda madre di ChatGPT a toccare quota 852 miliardi.

I numeri da capogiro e il ruolo dei big del settore

A smuovere queste montagne di capitali, come riportato dalle ricostruzioni finanziarie, non sono stati i soliti avvoltoi del venture capital, bensì i pesi massimi dell’industria a cui OpenAI si rivolge. La tornata, che sarebbe stata guidata dal colosso giapponese SoftBank, ha visto la partecipazione strategica – e sostanziosa – di Amazon e Nvidia, due società che non sono semplici finanziatori, bensì gli ingranaggi essenziali della macchina dell’intelligenza artificiale. Se da un lato Nvidia fornisce i chip indispensabili per addestrare i modelli, dall’altro Amazon, con il suo braccio cloud AWS, offre la potenza di calcolo necessaria a farli girare su scala globale. Un meccanismo, questo, che trasforma il debito in un’alleanza tecnologica, dove i soldi raccolti da Altman finiranno, in larga parte, nelle casse degli stessi investitori per comprare infrastrutture e semiconduttori.

L’ingresso in borsa e le risorse per la “superapp”

Questo colossale giro di valzer miliardario, che supera di gran lunga qualsiasi operazione simile effettuata in precedenza da Anthropic o dalla stessa OpenAI negli anni scorsi, porta con sé un’agenda chiara e una scadenza precisa. Le indiscrezioni raccolte negli ambienti finanziari parlano di una tabella di marcia che vede nella quotazione in Borsa il vero traguardo di fine anno: mancano pochi mesi a quella che potrebbe essere una delle Ipo più attese del decennio. Le nuove risorse, come specificato nei documenti dell’operazione, non verranno utilizzate solo per abbellire lo stato patrimoniale in vista del debutto pubblico, ma serviranno a finanziare l’espansione dell’infrastruttura computazionale e lo sviluppo di quella che i vertici dell’azienda hanno definito una "superapp". Si tratterebbe di una piattaforma unica in grado di fondere le capacità conversazionali di ChatGPT con strumenti di programmazione autonoma e funzionalità di navigazione avanzata, trasformando l’assistente virtuale in un vero e proprio agente digitale in grado di operare al posto dell’utente.

Le condizioni degli investitori e i dettagli dell’accordo

Non è sfuggita agli analisti, tuttavia, una clausola che rivela le cautele – o le ambizioni – dei finanziatori. Una parte sostanziosa del capitale versato da Amazon, pari a 35 miliardi di dollari, sarebbe stata infatti vincolata al verificarsi di specifiche condizioni. Queste non riguardano soltanto il raggiungimento della tanto agognata intelligenza artificiale generale (AGI), un traguardo tecnologico che rappresenta il Santo Graal del settore, ma anche e soprattutto il perfezionamento dell’offerta pubblica iniziale. Un modo, per i colossi dell’e-commerce e dei chip, per blindare il proprio investimento e assicurarsi che il partner strategico si trasformi in una public company entro i tempi previsti. Sul fronte della compagine azionaria, il round ha visto la partecipazione di un parterre di fondi istituzionali che include a16z, D.E. Shaw Ventures, MGX, TPG e T. Rowe Price, a dimostrazione dell’appetito per il rischio che ancora caratterizza il comparto, nonostante i costi folli per mantenere accesi i server.

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