Anthropic supera OpenAI nella corsa al valore, 65 miliardi raccolti e valutazione da 965 miliardi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La startup di intelligenza artificiale Anthropic ha ufficialmente scalzato OpenAI dal trono delle aziende private più preziose della Silicon Valley, grazie a un maxi round di finanziamento da 65 miliardi di dollari che ha portato la sua valutazione post-money a 965 miliardi.

L’operazione, una Serie H chiusa in tempi sorprendentemente brevi – poche settimane secondo le fonti che seguono la vicenda –, ha visto la partecipazione di un parterre di investitori istituzionali di primissimo piano, guidato da Altimeter Capital, Dragoneer, Greenoaks e Sequoia Capital.

A loro si sono aggiunti, tra gli altri, colossi come Capital Group, Coatue, GIC e, in una posizione di rilievo per quanto riguarda il sostegno industriale, Amazon, che ha già riversato nell’operazione 5 dei 15 miliardi complessivi precedentemente promessi dai cosiddetti hyperscaler.

La nuova gerarchia nel mercato dell’IA generativa

Per comprendere la portata del sorpasso, basta un raffronto con i numeri della rivale diretta, OpenAI, il cui ultimo round di finanziamento (risalente a marzo e di ammontare pari a 122 miliardi) si era fermato a una valutazione di 852 miliardi. Anthropic, fondata dai fratelli Dario e Daniela Amodei – entrambi ex dirigenti proprio di OpenAI – ha quindi quasi triplicato la propria valutazione rispetto a febbraio, quando una precedente raccolta l’aveva portata a 380 miliardi.

Questa crescita esponenziale, come ha dichiarato il direttore finanziario Krishna Rao in una nota diffusa alla stampa, riflette una “domanda storica” che l’azienda fatica a soddisfare, trainata in larga parte dall’adozione dei suoi strumenti di programmazione basati sull’intelligenza artificiale, tra i quali spicca Claude Code.

Strategia infrastrutturale e accordi miliardari

Il nuovo flusso di capitale – che include una componente di debito e una di equity, sebbene i dettagli della struttura non siano stati resi noti – non è destinato esclusivamente allo sviluppo dei modelli, ma anche e soprattutto a potenziare l’infrastruttura computazionale, che rappresenta il vero collo di bottiglia per queste tecnologie.

A testimonianza di ciò, Anthropic ha annunciato in parallelo accordi strategici con giganti della tecnologia e dei chip: con Amazon per l’implementazione di cinque gigawatt di nuova capacità, con Google e Broadcom per ulteriori cinque gigawatt di capacità TPU, e persino con SpaceX per accedere alla potenza di calcolo dei supercomputer Colossus 1 e 2. Queste intese, che si aggiungono al supporto di partner infrastrutturali come Micron, Samsung e SK Hynix, mirano a garantire quella scalabilità necessaria per mantenere Claude all’avanguardia.

L’approdo in Italia e la crescita dei ricavi

In questo contesto di espansione frenetica, l’azienda ha scelto proprio le settimane del closing per annunciare ufficialmente l’apertura di un ufficio a Milano, il sesto in Europa dopo Londra, Dublino, Parigi, Zurigo e Monaco. La sede italiana, che sarà guidata da Thomas Remy (head of Southern Europe per Anthropic), conta già tra i suoi clienti nazionali gruppi assicurativi come Generali e Unipol, colossi farmaceutici come Angelini Pharma e realtà tecnologiche come Bending Spoons.

Questo rafforzamento commerciale si accompagna a una salute finanziaria più che solida: secondo i dati diffusi dalla società, il revenue run rate (la proiezione dei ricavi annui basata sui dati correnti) ha superato i 47 miliardi di dollari a maggio, in netta accelerazione rispetto ai 30 miliardi di inizio anno e ai 10 miliardi dell’intero 2025.

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