Nestlé chiude il 2025 con vendite a 98 miliardi di euro (-2%): caffè sempre trainante, Nespresso supera i 7 miliardi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
La multinazionale di Vevey, massima azienda alimentare al mondo e numero uno globale nel settore del caffè, ha diffuso nella prima mattinata di ieri, giovedì 19 febbraio 2026, i risultati relativi al quarto trimestre e all’intero esercizio concluso al 31 dicembre. Il fatturato si attesta a 98 miliardi di euro, segnando un calo del 2% rispetto all’anno precedente, un dato che non ha però impressionato negativamente i mercati, i quali hanno invece premiato la direzione intrapresa dal nuovo amministratore delegato Philipp Navratil, l'ex numero uno di Nespresso chiamato a guidare quella che lui stesso ha definito una "cura da cavallo" per il gigante elvetico. Il Titolo, alla Borsa di Zurigo, ha chiuso la seduta con un deciso rialzo del 5,3%, superando quota 81 franchi e riflettendo un giudizio sostanzialmente positivo da parte degli investitori sui primi passi di questa riorganizzazione. Se il comparto del caffè si conferma il traino incontrastato del gruppo, con Nespresso che da sola supera i 7 miliardi di fatturato, è l'annuncio di una serie di dismissioni mirate a catalizzare l'attenzione degli analisti, operazioni che porteranno Nestlé a uscire completamente dal settore dei gelati e a ridurre la propria esposizione in quello delle acque minerali.
L'addio ai gelati e la riorganizzazione del portafoglio
La notizia di maggior peso, e che ha fatto il giro delle sale operative, riguarda la volontà del gruppo di cedere la propria partecipazione del 50% in Froneri, la joint venture nata nel 2016 con il fondo PAI Partners che produce e distribuisce i gelati a marchio Nestlé. In ballo ci sono nomi iconici per il pubblico italiano e internazionale, veri e propri classici del banco freezer come Maxibon, Coppa del Nonno, le tradizioni di Motta e Antica Gelateria del Corso, e ancora Häagen-Dazs, Nuii, Pirulo ed Extreme, oltre alle linee brandizzate con celebri cioccolatini come Oreo, Kit Kat, Lion e Smarties. L'operazione, come spiegato nel comunicato diffuso insieme ai conti, si trova in una fase avanzata di trattativa: a rilevare l'intera quota di Nestlé dovrebbero essere gli altri soci di minoranza di Froneri, ovvero il fondo PAI Partners, il braccio di investimento di Goldman Sachs e il fondo sovrano di Abu Dhabi (Adia), anche se non viene esclusa a priori la possibilità che possano fare il loro ingresso nuovi investitori. Il giro d'affari della joint venture, che dà lavoro a 12.000 persone in tutto il mondo, supera i 5 miliardi di euro, e sulla base dell'ultima valutazione complessiva di Froneri, pari a 18 miliardi di dollari, l'incasso per la multinazionale svizzera si aggirerebbe intorno ai 9 miliardi di dollari.
La strategia di Philipp Navratil e il nuovo perimetro aziendale
Parallelamente alla cessione dei gelati, Philipp Navratil ha messo nel mirino anche la divisione acque, un altro comparto storico che include marchi del calibro di Sanpellegrino, Acqua Panna, Levissima, Evian e Perrier, le cui vendite complessive si attestano sui 3 miliardi di euro. Per questa operazione, affidata ai consulenti di Rothschild, si parla non di una vendita totale ma della cessione di una quota di minoranza a un fondo di private equity, con i nomi degli americani Clayton Dubilier & Rice (CD&R), One Rock Capital Partners e dei già citati francesi di PAI Partners che circolano insistentemente tra gli operatori del settore. L'obiettivo dichiarato del nuovo amministratore delegato è quello di concentrare le risorse e gli sforzi del gruppo su quattro divisioni principali considerate strategiche e ad alta crescita: il caffè, i prodotti per animali, il comparto alimentare (cibi e snack) e la nutrizione. Sono questi i settori che nel 2025 hanno generato ricavi per 115 miliardi di dollari e utili per quasi 10 miliardi, e su cui Navratil intende puntare per rilanciare le performance future. La mossa, in un contesto di Borsa che vede da tempo i titoli dei beni di largo consumo in una fase di stagnazione, mira a restituire slancio e "fascino" finanziario a Nestlé, liberando risorse preziose da reinvestire nelle attività core. La scelta di uscire da comparti complessi come il gelato, che richiede una filiera del freddo costosa e dedicata e che è soggetto a forte stagionalità, è del resto in linea con quanto fatto recentemente dalla rivale Unilever, che si è separata da The Magnum Ice Cream Company.
Il caffè resta il re incontrastato del gruppo
Mentre la riorganizzazione procede a pieno regime, i numeri confermano la centralità assoluta del caffè nel business di Nestlé. Il comparto, che include i marchi Nescafé, la cialde e le capsule, e le macchine per ufficio e consumo domestico, si conferna il traino dell'intero gruppo. Al suo interno, spicca la performance di Nespresso, il marchio premium lanciato anni fa e che ha rivoluzionato il mercato del caffè porzionato: nel 2025 ha superato per la prima volta la soglia dei 7 miliardi di euro di fatturato, un risultato che certifica la forza del brand e la sua capacità di innovazione e di presa sui consumatori, nonostante la crescente concorrenza nel settore delle capsule. Una crescita che assume un significato particolare se si considera che a guidarla fino a pochi mesi fa era proprio l'attuale ceo del gruppo, Philipp Navratil, il quale conosce dunque perfettamente le potenzialità e le dinamiche di questo mercato. Il buon andamento delle vendite di caffè, unito alla reazione positiva della Borsa ai piani di dismissione, suggerisce che la strada intrapresa dal management di Vevey sia vista come necessaria per rendere la struttura più snella, focalizzata e capace di generare valore in un mercato globale in rapida evoluzione. I negoziati in corso, come si legge nei documenti ufficiali, proseguiranno nelle prossime settimane, con l'obiettivo di definire i dettagli economici e operativi delle cessioni, in particolare per quanto riguarda il passaggio delle attività di Froneri ai nuovi soci e la ridefinizione degli assetti proprietari nella branchia delle acque minerali.




