Nestlé chiude il 2025 con vendite a 98 miliardi di euro, il caffè tiene e Nespresso vola sopra i 7 miliardi
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Redazione Economia
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La multinazionale svizzera dell'alimentazione, che ha sede a Vevey, ha diffuso nella mattinata di giovedì 19 febbraio i risultati relativi all'intero esercizio concluso il 31 dicembre 2025, e i numeri, sebbene mostrino un leggero calo del fatturato complessivo, raccontano di una riorganizzazione profonda voluta dal nuovo amministratore delegato Philipp Navratil, l'ex numero uno di Nespresso chiamato a settembre a imprimere una svolta dopo l'allontanamento del predecessore. Il gruppo ha chiuso l'anno con ricavi per 98 miliardi di euro, una flessione del 2% rispetto al periodo precedente che, a uno sguardo più attento, riflette soprattutto le cessioni in corso e un mercato complesso piuttosto che una debolezza strutturale dei marchi. L'utile netto, attestatosi a 9 miliardi, ha risentito di un contesto difficile che ha compresso i margini, ma la reazione della borsa di Zurigo è stata immediata e positiva, con il Titolo che ha guadagnato oltre il 4% spinto dall'ottimismo degli investitori verso la cura da cavallo intrapresa da Navratil. A trainare la fiducia dei mercati è stata soprattutto la chiarezza con cui il manager ha esposto la sua visione, incentrata su una concentrazione delle risorse nei settori giudicati strategici, primi fra tutti il caffè, gli alimenti per animali domestici e gli snack.
Il caffè resta il motore del gruppo, Nespresso tocca un nuovo record
Nel quadro di una riorganizzazione che punta a semplificare il portafoglio e a investire dove la redditività è più alta, la divisione caffè si conferma il vero cavallo di battaglia di Nestlé, un comparto che da solo genera una fetta consistente del giro d'affari complessivo e che continua a macinare numeri in crescita nonostante la congiuntura economica sfavorevole in alcune aree del mondo. Il marchio Nespresso, in particolare, ha superato per la prima volta la soglia dei 7 miliardi di euro di fatturato annuo, un traguardo che testimonia la forza di un modello di business basato sulle capsule e sulla qualità percepita, capace di fidelizzare una clientela ampia in un momento in cui i consumi alimentari subiscono inevitabili razionamenti. A questo risultato si aggiunge la performance di Nescafé, che prosegue la sua espansione nei mercati emergenti e consolida le posizioni in quelli maturi, confermando la centralità della bevanda nelle strategie del gruppo guidato da Navratil, il quale conosce bene le potenzialità del segmento per averlo guidato in passato. La scelta di puntare con decisione su questo settore, insieme a quello del pet care e degli snack, rappresenta una scommessa sulla capacità di questi prodotti di generare margini elevati e una crescita stabile anche in scenari macroeconomici incerti.
La nuova strategia passa dalla dismissione dei gelati e delle acque
Il piano di Philipp Navratil, però, non si limita a un rilancio meramente finanziario delle divisioni esistenti, ma implica una revisione complessiva delle priorità industriali che porta con sé scelte dolorose come l'addio a marchi storici del panorama italiano e internazionale. La multinazionale ha confermato di essere in trattative avanzate per la cessione della sua partecipazione del 50% in Froneri, la joint venture che produce i gelati a marchio Nestlé – si parla di Maxibon, Coppa del Nonno, Häagen-Dazs e altri – e che genera ricavi per oltre 5 miliardi di euro impiegando 12 mila persone nel mondo. L'operazione, che dovrebbe concretizzarsi con l'acquisto della quota da parte degli altri azionisti del fondo PAI Partners, di Goldman Sachs e del fondo sovrano di Abu Dhabi, potrebbe fruttare a Nestlé un incasso intorno ai 9 miliardi di dollari sulla base delle valutazioni recenti di Froneri, una liquidità che verrebbe poi reinvestita nei business considerati core. Parallelamente, il gruppo ha avviato la ricerca di un acquirente per una quota della divisione acque minerali, che comprende marchi come Sanpellegrino, Acqua Panna, Levissima, Evian e Perrier, un comparto che vale circa 3 miliardi di euro di ricavi e per il quale si sono già fatte avanti alcune sigle del private equity come gli americani di Clayton Dubilier & Rice e One Rock Capital Partners.
L'impatto dei conti e la reazione del mercato alle scelte di Navratil
La pubblicazione dei dati di bilancio ha offerto lo spunto per fare il punto anche su altri fronti caldi della gestione, a cominciare dal maxi-richiamo di latte artificiale per neonati che aveva scosso il gruppo nei mesi precedenti, un'operazione che è costata 75 milioni di franchi svizzeri in mancate vendite e altri 110 milioni in svalutazioni di magazzino. Su questo fronte, Navratil ha difeso la scelta di procedere celermente con il ritiro dei prodotti dagli scaffali, una decisione che ha causato uno stop temporaneo alla produzione ma che ora, secondo le parole del ceo, è stata completata e ha permesso di riavviare gli stabilimenti. Nonostante queste difficoltà, la guidance fornita per il 2026 parla di una crescita organica attesa tra il 3 e il 4%, sostenuta proprio dai settori su cui il gruppo intende concentrarsi, e il mercato ha premiato questa visione spingendo il titolo in rialzo. La strada tracciata da Navratil, che prevede anche un taglio di 16 mila posti di lavoro a livello globale e una semplificazione della struttura, sembra aver convinto gli analisti, i quali vedono nella maggiore focalizzazione sul caffè e sugli altri comparti strategici la chiave per restituire smalto a un colosso che negli ultimi anni aveva mostrato segni di appannamento.




