Sparatoria a Teotihuacán, apre il fuoco dalla Piramide della Luna: morta una turista canadese e 13 feriti
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Redazione Esteri
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Sulla cima della Piramide della Luna, che per secoli è stata un simbolo di osservazione cosmica e ritualità precolombiana, lunedì un uomo armato ha trasformato quell’altura archeologica in un improvvisato balcone di morte. L’aggressore, un ventisettenne identificato come Julio Cesar Jasso, ha aperto il fuoco contro i visitatori del sito di Teotihuacán, nello Stato del Messico, per poi rivolgere l’arma contro se stesso, togliendosi la vita. Il bilancio, ancora provvisorio, parla di due morti – l’attentatore e una turista canadese di trentadue anni – e di almeno tredici feriti, tra cui una bambina di sei anni, la più giovane delle vittime colpite.
L’attacco dall’alto e il panico tra le rovine
La dinamica, ricostruita dalle prime testimonianze e dai rilievi delle autorità locali, racconta di un raid fulmineo e terrificante. L’uomo è salito fino alla piattaforma sommitale della Piramide della Luna, uno dei punti più alti e panoramici dell’intera zona archeologica, e da lì – con un vantaggio tattico schiacciante – ha cominciato a sparare indiscriminatamente sui turisti che affollavano il complesso. Alcuni visitatori, colti nel panico, hanno cercato riparo dietro le strutture in pietra; altri si sono gettati a terra o sono fuggiti verso le uscite, mentre le urla si mescolavano al rimbombo dei colpi in un’acustica amplificata dalle piramidi. L’attentatore si è poi suicidato con la stessa arma, senza che le forze di polizia, giunte sul posto poco dopo, potessero intervenire direttamente sull’atto.
Le indagini: ipotesi di fanatismo di destra e l’ombra di Columbine
Gli inquirenti stanno vagliando diverse piste, senza che al momento alcuna sia stata ufficialmente confermata. Tra le linee d’indagine più battute emerge il possibile movente del fanatismo politico di destra, anche se gli investigatori non hanno ancora reso noti eventuali scritti, messaggi o affiliazioni riconducibili all’assalitore. Un’altra ipotesi, che circola con insistenza negli ambienti della sicurezza messicana, è quella dell’emulazione: il massacro scolastico di Columbine, avvenuto nel 1999 negli Stati Uniti, continua a rappresentare un modello distorto e letale per alcuni sparatori solitari, e il gesto di Jasso – con la sua messa in scena pubblica e il successivo suicidio – sembra riprodurne alcuni tratti strutturali. Nessun elemento, però, è stato ancora reso ufficiale dalla procura locale.
La chiusura del sito e l’assistenza alle vittime straniere
L’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia, che gestisce l’area protetta, ha annunciato che Teotihuacán rimarrà chiusa “fino a nuovo avviso”, per permettere lo svolgimento delle indagini e la messa in sicurezza del luogo. Nella stessa nota, l’ente ha precisato che offrirà “assistenza personalizzata” ai feriti e ai familiari delle vittime, molti dei quali – come la turista canadese uccisa – di nazionalità straniera. Gli altri tredici feriti, le cui condizioni non sono state diffuse nel dettaglio, sono stati trasportati in ospedali della regione; tra loro, come detto, una bambina di sei anni che viaggiava con la propria famiglia. La zona archeologica di Teotihuacán, patrimonio dell’umanità UNESCO e uno dei poli turistici più frequentati del Messico, si trova a una cinquantina di chilometri da Città del Messico e attira ogni giorno migliaia di visitatori, nazionali ed esteri.




