Natalia Potenza, l'ex compagna di Lavitola: «Valter e Ranucci? Come il gatto e la volpe. Con i pm parlerò io»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'ombra del passato si allunga sulla vicenda giudiziaria che coinvolge Valter Lavitola e l'attentato al giornalista Sigfrido Ranucci. Una figura, fino a ieri rimasta ai margini dell'inchiesta, si appresta a rompere il silenzio: Natalia Potenza, l'ex compagna dell'imprenditore e madre dei suoi due figli. Le sue parole, cariche di una delusione che sembra aver cancellato un decennio di vita comune, potrebbero rivelarsi un tassello fondamentale per gli inquirenti, offrendo una chiave di lettura diversa sui rapporti tra Lavitola e Ranucci e su molte altre vicende rimaste finora oscure.

«Non lo voglio più in questa casa, neanche ai domiciliari»: la rottura con Lavitola

Dall'altra parte del telefono, affacciata sul balcone di Monteverde vecchio che guarda Trastevere, Natàlia Potenza si sfoga con l'amico scrittore Fulvio Abbate. «È come se avessi avuto accanto per quasi dieci anni uno sconosciuto», confessa, e in questa frase sembra racchiudersi tutto il suo dolore e il suo smarrimento. La scoperta del presunto ruolo di mandante dell'attentato a Ranucci, insieme alla rivelazione di una doppia vita sentimentale, ha fatto crollare la fiducia che aveva riposto nell'uomo.

La sua reazione è netta e senza appello: «Non voglio che Valter entri più in questa casa, neanche se gli danno i domiciliari». La rottura non riguarda solo la sfera privata, ma anche quella professionale: la donna, che amministra la società proprietaria del Cefalù Bistrò, ha fatto sapere di non volerlo più nemmeno nel locale, al punto da valutare l'idea di cambiarne il nome. Un'esclusione totale dalla sua vita e da tutto ciò che lei ha costruito, per proteggere sé stessa e i due figli piccoli.

L'effetto dell'intervista: la duplice ferita e il rapporto tra Lavitola e Ranucci

Due eventi, a distanza di poco tempo, hanno inferto il colpo definitivo al loro legame. Il primo è legato alla vicenda giudiziaria: «La prima volta quando ho scoperto che lui era stato il mandante della bomba a Ranucci». Il secondo, invece, è arrivato con un'intervista pubblicata da Libero, in cui un'estetista brasiliana, Adriana Linhares, si è presentata come la «vera fidanzata» di Lavitola, scatenando l'ira della Potenza che ha bollato quelle parole come «menzogne».

Proprio in questo clima di rancore e delusione, Natalia Potenza ha iniziato a tracciare un ritratto impietoso del rapporto tra l'ex compagno e Sigfrido Ranucci. «Sono come il gatto e la volpe», ha dichiarato senza mezzi termini, usando una metafora che evoca un legame astuto e profondo, ben lontano dalla semplice frequentazione. Secondo il suo racconto, il giornalista era un assiduo frequentatore del Cefalù Bistrò e i due parlavano spesso, senza coinvolgerla, tanto che lei a un certo punto «ha smesso di sedersi al loro tavolo».

La sua versione, se confermata, potrebbe ridisegnare i contorni dell'inchiesta, suggerendo un'intesa che andava oltre l'amicizia e che, secondo la donna, vedeva Ranucci aiutare Lavitola anche usando Report come strumento.

Il memoriale e la trattativa per l'immobile del Cefalù Bistrò

L'obiettivo dichiarato di Natalia Potenza è quello di dimostrare la sua totale estraneità all'attentato e alle presunte attività illecite di Lavitola. Per farlo, ha deciso di rompere il silenzio e di collaborare con i magistrati. Insieme al suo legale, l'avvocato Giuseppe Cavallaro, starebbe lavorando a un memoriale che intende consegnare agli inquirenti. Un documento che, secondo le anticipazioni, potrebbe contenere dettagli compromettenti su diversi episodi legati alla vita e agli affari dell'imprenditore.

Tra i materiali che potrebbe mettere a disposizione della procura c'è anche una email riguardante la trattativa per l'acquisto dell'immobile che ospita il Cefalù Bistrò. La sua versione dei fatti, in questo caso, si concentra sul ruolo che avrebbe avuto lo stesso Ranucci, indicato non come un semplice intermediario ma come un soggetto con un coinvolgimento diretto nella questione, avendo messo in contatto Lavitola con il proprietario dell'immobile, l'imprenditore Pulcini.

La potenziale portata di queste rivelazioni è notevole, e la stessa fonte riportata da Open sottolinea che la donna conosce «vita, morte e miracoli» e non ha intenzione di sottrarsi ai magistrati, nemmeno dopo le lettere che Lavitola le avrebbe inviato dal carcere di Rebibbia per tentare di ricucire il rapporto.

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