Polonia, il ballottaggio presidenziale tra Trzaskowski e Nawrocki divide il paese

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A Varsavia, come ampiamente previsto, si andrà al ballottaggio il primo giugno per decidere chi occuperà la presidenza della Polonia. A contendersi il ruolo saranno il sindaco liberale Rafał Trzaskowski, sostenuto dalla Piattaforma civica (Po), e lo storico conservatore Adam Nawrocki, candidato della destra populista di Diritto e giustizia (Pis). I risultati del primo turno, che li hanno visti primeggiare rispettivamente con il 31,4% e il 29,5%, confermano una polarizzazione politica già emersa nelle amministrative della scorsa primavera, quando i liberali persero terreno nonostante le aspettative.

La campagna elettorale, secondo gli osservatori dell’Osce, è stata segnata da toni divisivi, con alcuni candidati che hanno veicolato messaggi «incendiari» contro migranti, minoranze Lgbt e gruppi etnici o religiosi, inclusi riferimenti xenofobi e anti-ucraini. «Le profonde trincee della polarizzazione», hanno sottolineato gli osservatori, «richiedono un dialogo inclusivo per superare le divisioni ideologiche». Un monito che sembra cadere nel vuoto, considerando la natura stessa dello scontro in corso, dove le posizioni si radicalizzano attorno a temi come i diritti civili, la gestione dei flussi migratori e il rapporto con l’Ue.

Trzaskowski, espressione di una coalizione filoeuropea, punta a rilanciare l’immagine internazionale della Polonia, mentre Nawrocki incarna la linea sovranista del Pis, critico verso Bruxelles e vicino alle istanze nazionaliste. La differenza di appena due punti percentuali tra i due dimostra quanto il paese sia spaccato, con un elettorato diviso tra chi guarda all’integrazione continentale e chi rivendica una maggiore autonomia politica.

Intanto, in altri scenari europei, l’ultradestra continua a guadagnare consensi. Se in Romania il presidente Nicușor Dan ha prevalso sul nazionalista George Simion, evitando una deriva autoritaria, in Portogallo e nella stessa Polonia i movimenti più radicali raccolgono adesioni, complici le insicurezze economiche e le tensioni sociali. Una dinamica che, al di là delle singole contese elettorali, riflette un malessere diffuso, destinato a influenzare gli equilibri continentali.

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