Botulino in Calabria, l’allarme cresce: cosa c’è da sapere
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Redazione Interno
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Il recente focolaio di botulino in Calabria, con sette casi confermati dall’Istituto Superiore di Sanità e due vittime – Tamara D’Acunto e Luigi Di Sarno – ha riportato alla ribalta i rischi legati agli alimenti contaminati. Le autopsie, eseguite sui corpi dei due deceduti dopo il consumo di un panino acquistato da un ambulante a Diamante, hanno accertato la causa della morte: intossicazione da tossina botulinica. Un amico di Di Sarno ha raccontato che, prima del decesso, i medici avrebbero inizialmente scambiato i sintomi per ubriachezza, sottovalutando la gravità della situazione.
Ma come si sviluppa il botulino e quali sono i segnali da non ignorare? «Si tratta di una malattia neuro-paralitica», spiega Tijana Lalic, medico del Sian di Parma, «causata da tossine prodotte da batteri che, sotto forma di spore, si trovano nel suolo, nei sedimenti marini e persino negli alimenti mal conservati». Il pericolo, insomma, è spesso invisibile, e proprio per questo più subdolo. I sintomi iniziali – come difficoltà a deglutire, visione offuscata e debolezza muscolare – possono essere confusi con altre patologie, ritardando diagnosi e interventi.
Intanto, le indagini proseguono per ricostruire la filiera del cibo contaminato, mentre l’International Streetfood ha annullato gli eventi in programma nella regione. La riesumazione del corpo di D’Acunto, già sepolta prima che emergesse il legame con il botulino, dimostra quanto le autorità sanitarie stiano indagando a fondo.




