Botulino in Calabria: nove indagati tra venditori, produttori e medici
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
L’inchiesta sulle intossicazioni da botulino che hanno colpito la Calabria, causando la morte di due persone, ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di nove persone. Tra queste, oltre all’ambulante che avrebbe venduto i panini con salsiccia e cime di rapa – alimento ritenuto all’origine del contagio – figurano tre responsabili delle ditte produttrici dei lotti potenzialmente contaminati e cinque medici di due strutture sanitarie del Cosentino. I sanitari, che avevano in cura le vittime Luigi Di Sarno, 52enne di Cercola, e Tamara D’Acunto, 45enne di Diamante, sono sotto la lente della Procura diretta da Domenico Fiordalisi per verificare se le cure siano state somministrate seguendo i protocolli corretti. Le cartelle cliniche, già sequestrate, saranno decisive per accertare eventuali negligenze.
Allarme limitato, ma diffusa cautela nonostante i casi di botulino registrati in Calabria e Sardegna abbiano sollevato timori, gli esperti invitano a non cadere in allarmismi. «Si tratta di una malattia rara: in Italia si contano circa 40 casi l’anno, per lo più legati a conserve domestiche», precisa Carlo Alessandro Locatelli, direttore del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia. Tuttavia, l’effetto psicologico si è già manifestato tra i consumatori: diversi ristoratori segnalano clienti che evitano verdure nei panini o sulle pizze, una reazione che, seppur comprensibile, rischia di sfociare in una psicosi ingiustificata.




