Botulino in Calabria, nove indagati tra venditori e medici: ritirati i lotti di friarielli contaminati

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La Procura di Cosenza ha iscritto nel registro degli indagati nove persone per il caso delle intossicazioni da botulino che hanno portato alla morte di due persone in Calabria. Tra loro c’è l’ambulante che avrebbe venduto i panini con salsiccia e cime di rapa alle vittime e ad altri sedici intossicati, ma anche tre responsabili delle ditte produttrici degli alimenti potenzialmente contaminati. A finire sotto inchiesta, però, sono anche cinque medici di due strutture sanitarie del Cosentino, che avevano in cura Luigi di Sarno, 52enne di Cercola, e Tamara D’Acunto, 45enne di Diamante, prima che le loro condizioni peggiorassero irreversibilmente. Gli accertamenti della Procura guidata da Domenico Fiordalisi mirano a verificare se il protocollo diagnostico-terapeutico sia stato rispettato, analizzando le cartelle cliniche già sequestrate nei giorni scorsi.

Intanto, l’allarme per il botulino ha scatenato una diffidenza generalizzata verso il cibo di strada, con molti clienti che chiedono di evitare verdure nei panini o sulle pizze. Un fenomeno che i ristoratori definiscono “psicosi ingiustificata”, ma che riflette il timore per l’incertezza sull’origine degli ingredienti. L’effetto è particolarmente evidente nel lametino, dove il clima di apprensione si è diffuso nonostante l’assenza di nuovi casi.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.