Botulino a Diamante, salgono a nove gli indagati: c’è anche il titolare del furgone dei panini
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La Procura di Paola, in provincia di Cosenza, ha formalizzato le posizioni di nove persone nell’inchiesta sulle intossicazioni da botulino che hanno causato la morte di due persone e il ricovero di altre quattordici. Tra gli indagati – oltre al titolare del food truck di Diamante, Giuseppe Santonocito, 33 anni, che serviva i panini con salsiccia e cime di rapa ritenuti all’origine del focolaio – figurano tre responsabili delle aziende produttrici degli ingredienti utilizzati e cinque medici, operanti in due cliniche private dove furono curati i due deceduti prima del peggioramento delle condizioni.
Luigi Di Sarno, 52enne originario di Cercola, in provincia di Napoli, e Tamara D’Acunto, 45enne di Diamante, erano stati colpiti dalla tossina dopo aver consumato i panini acquistati dal chiosco mobile parcheggiato sul lungomare. Le analisi dell’Istituto Superiore di Sanità hanno confermato la presenza del botulino, mentre martedì 13 agosto sono attese le autopsie, che potrebbero chiarire ulteriormente le dinamiche dell’intossicazione.
Il camioncino di Santonocito è stato sequestrato dai carabinieri del Nas, insieme a campioni degli alimenti sospetti, mentre le indagini si concentrano ora sulla filiera produttiva degli ingredienti e sulle eventuali responsabilità dei sanitari che seguirono i due pazienti prima del decesso. I cinque medici sotto inchiesta – i cui nomi non sono stati resi noti – facevano parte del personale delle strutture in cui Di Sarno e D’Acunto furono visitati, e la Procura valuterà se vi furono ritardi o errori nella diagnosi.




