Giro d’Italia 2026, si parte dalla Bulgaria tra montagne e grandi favoriti

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La 109ª edizione del Giro d’Italia, in programma dall’8 al 31 maggio, si presenta come un crogiolo di sfide tecniche e scenari inediti: a segnare il destino della corsa rosa sarà un percorso di 3.459 chilometri, contraddistinto da un dislivello complessivo di quasi 49mila metri. La vera novità, quella che ha catalizzato l’attenzione degli addetti ai lavori, risiede nella partenza dalla Bulgaria: per la prima volta nella storia della competizione, il gruppo sfreccerà sulle strade bulgare per tre tappe, dall’affascinante costa del Mar Nero fino alle pendici dei monti Rila. L’avvio ufficiale, con la cerimonia di presentazione delle squadre tenutasi al Summer Theatre di Burgas, ha già consegnato un’atmosfera da grande evento -9; una scelta logistica, questa, che sottolinea la vocazione internazionale della manifestazione.

Analizzando nel dettaglio il tracciato, si nota una sostanziale differenza rispetto alle edizioni più recenti: sebbene il chilometraggio tochi quota 3468 (ventitré chilometri in più rispetto al 2025), i 48.700 metri di dislivello rappresentano un dato in diminuzione rispetto ai 52.500 dell’anno scorso, suggerendo un’edizione forse meno massacrante sulla carta ma certo non priva di tranelli. E il diavolo, si sa, si nasconde nei dettagli: gli arrivi in salita salgono a ben sette, concentrati soprattutto nelle ultime due settimane di gara, a dimostrazione che i grandi organizzatori hanno voluto preservare lo spettacolo per la fase calda della competizione. Dalla cronometro di 42 chilometri in Toscana – un test contro il tempo che potrebbe già fare selezione – ai muri marchigiani, fino al temuto Passo Giau che farà quest’anno da Cima Coppi, il mosaico sembra cucito su misura per un corridore completo, capace di soffrire in salita ma anche di limitare i danni nelle frazioni veloci.

E parlando di uomini da classifica, la vigilia consegna un favorito schiacciante: Jonas Vingegaard, al suo debutto assoluto nella corsa rosa, arriva con la fame del campione che ha già dominato il Tour de France. La sua presenza, resa ancora più minacciosa dalle rinunce eccellenti – basti pensare a Pogacar, che ha puntato tutto sul Tour, o a Evenepoel – lo proietta immediatamente come l’uomo da battere. A rendere il quadro tattico affascinante è però la controparte italiana: Giulio Pellizzari, reduce da un ottimo sesto posto nell’edizione precedente, si candida a ruolo di antagonista principale sotto l’ala della Red Bull-Bora-Hansgrohe; con lui, a comporre un plotone di inseguitori di lusso, ci sono Adam Yates, chiamato a onorare l’eredità del fratello gemello Simon (vincitore uscente), oltre a nomi del calibro di Egan Bernal e Jai Hindley, pronti a raccogliere qualsiasi briciola lasciata sul duro asfalto.

Le insidie della Maglia Azzurra e il fascino delle volate

Se la lotta per la Maglia Rosa sembra avere un copione quasi scritto nelle gambe del danese, la contesa per la Maglia Azzurra (riservata al Gran Premio della Montagna) rimane un’autentica incognita. L’assenza di un dominatore fisso nelle prime fasi lascia spazio agli specialisti della fuga e agli uomini di classifica minori, spesso capaci di accumulare punti preziosi nelle tappe di trasferimento. Lorenzo Fortunato, che si è già aggiudicato il titolo nella passata stagione, potrebbe trovare pane per i suoi denti in corridori come Nairo Quintana o Marc Soler, ma la vera battaglia si deciderà – come da tradizione – soltanto nella seconda metà del Giro, quando i GPM inizieranno a moltiplicarsi e il bottino di punti diventerà sostanzioso. Nessun pronostico, quindi, sino a quando le ruote non inizieranno a girare sui tornanti dolomitici.

Sul versante opposto dello spettro ciclistico, quello della velocità pura, il favorito indiscusso è Jonathan Milan: il friulano, già due volte vincitore della Maglia Ciclamino, tornerà a dare la caccia ai successi parziali con la determinazione di chi considera il Giro un palcoscenico familiare. I rivali, per lui, non mancheranno: Dylan Groenewegen, Kaden Groves e il giovane Paul Magnier rappresentano ostacoli di tutto rispetto nelle volate di gruppo, così come gli altri velocisti italiani chiamati a rompere l’accerchiamento straniero sulle lunghe distanze. Tra questi, Filippo Ganna, pur essendo il favorito acclamato per la cronometro di Viareggio-Massa, cucirà addosso anche le ambizioni di vittoria sulle tappe mosse, sfruttando quella potenza muscolare che lo rende unico nel panorama internazionale.

Ma il Giro è anche la cronaca di un’Italia che si riscopre protagonista attraverso le sue storie minori. Nella kermesse 2026, infatti, si registra un evento dai contorni quasi storici: per la prima volta un corridore maltese, Andrea Mifsud, taglierà il traguardo di un Grande Giro. Una boccata d’aria fresca per un movimento in crescita, capace di regalare profondità a un plotone spesso dominato dalle solite superpotenze. È in questi particolari, lontani dai riflettori dei grandi favoriti, che spesso si nasconde la vera anima della manifestazione.

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