Giro d’Italia 2026, tra Bulgaria e grandi salite: i favoriti e l’incognita maglia azzurra

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sarà un Giro d’Italia, quello che prenderà il via tra meno di una settimana da Nessebar, in Bulgaria, destinato a lasciare il segno nelle gambe degli uomini di classifica. Con i suoi 3.459 chilometri complessivi (alcune fonti parlano di 3.466) e un dislivello che sfiora i 49mila metri, la 109esima edizione della Corsa Rosa – in programma dall’8 al 31 maggio – non concede davvero tregua, concentrando ben sette arrivi in salita nelle ultime due settimane di corsa. La cornice, inedita, è quella della partenza dalla Bulgaria, una novità assoluta per la competizione: il gruppo dei 184 corridori (23 squadre da otto elementi ciascuna) affronterà le prime tre tappe tra le città bulgare, toccando le coste del Mar Nero fino a Veliko Tarnovo, prima del grande trasferimento in Italia.

Il dominio annunciato di Vingegaard e le insidie nella generale

Se si guarda al listone dei partenti, emerso nei giorni scorsi, il grande favorito per la vittoria finale a Roma non può che essere Jonas Vingegaard. Il danese, che si presenta al via senza alcuni dei rivali più temuti (come João Almeida, out per infortunio, o Richard Carapaz), arriva con la chiara ambizione di completare la sua collezione di grandi giri dopo i successi al Tour de France e alla Vuelta. La sua squadra, la Visma-Lease a Bike, gli ha schierato accanto un gregario di lusso come Sepp Kuss, vincitore della Vuelta nel 2023, il che garantisce a Vingegaard un controllo ferreo sulle tappe di montagna.

Tuttavia, il danese non potrà dormire sonni tranquilli, soprattutto a causa della recente ascesa di Giulio Pellizzari. Il giovane marchigiano della Red Bull-Bora-Hansgrohe, fresco di vittoria al Tour of the Alps, rappresenta la principale speranza italiana per il podio e, a 22 anni, sembra pronto per tentare il colpo grosso contro il plotone delle grandi squadre straniere. Occhi puntati anche sul duo della Ineos Grenadiers, con Egan Bernal (già vincitore del Giro nel 2021) e Thymen Arensman, oltre che su Adam Yates e Jay Vine per la UAE Emirates, una formazione che, nonostante l’assenza di Tadej Pogacar, resta di altissimo profilo.

La maglia azzurra, un rebus che si deciderà tra i grandi e gli specialisti

A differenza della classifica generale, spesso dominata da un solo uomo, la competizione per la Maglia Azzurra (che premia il re dei Gran Premi della Montagna) si preannuncia come una sfida tattica avvincente e difficile da decifrare a priori. Non esiste un padrone indiscusso dello scalpo, proprio perché i punti pesanti – come quelli assegnati sul Passo Giau, quest’anno designato come Cima Coppi – possono sparigliare le gerarchie anche in una sola fuga.

Tra i pretendenti spicca il nome di Giulio Ciccone (Lidl-Trek), tornato a concentrarsi su questa classifica dopo alcune esperienze da capitano per la generale. Lo abruzzese, che già vinse la maglia azzurra al Giro del 2019, dovrà vedersela con specialisti puri come Lorenzo Fortunato (XDS Astana), vincitore della passata edizione, e un vecchio volpone come Wout Poels, al suo canto del cigno nelle grandi corse. Non va dimenticato, poi, che uomini come Vingegaard e Pellizzari, nella loro lotta per il primato, finiranno inevitabilmente per fare incetta di punti sulle cime più dure, rendendo la conquista del simbolo della montagna una diretta conseguenza degli equilibri di classifica.

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