Stop alle auto termiche nel 2035, la bozza Salini apre ai biocarburanti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Potrebbe non trattarsi di una semplice revisione tecnica, bensì di un vero e proprio ripensamento strutturale. L’europarlamentare Massimiliano Salini, vicepresidente del Partito Popolare Europeo, ha messo a punto una bozza di relazione destinata a fare discutere, che sarà esaminata nelle prossime settimane dalla commissione ambiente dell’Assemblea di Strasburgo. Il documento, di fatto, ridisegna i termini del regolamento europeo sulle emissioni di CO₂ per auto e furgoni, allontanandosi sensibilmente dalla linea originariamente tracciata dalla Commissione UE. Al centro di questa manovra – che molti addetti ai lavori definiscono come un dietrofront mascherato – finiscono i cosiddetti carburanti rinnovabili, ovvero biocarburanti e sintetici purché rispettosi dei criteri di sostenibilità della direttiva RED III.

Un cambio di passo per gli obiettivi al 2030 e 2035

L’architettura della bozza firmata da Salini prevede un adeguamento degli attuali target di riduzione delle emissioni, quelli fissati al 2030 e poi al 2035, alle reali dinamiche di mercato. Non si tratta di cancellare lo stop ai motori termici, ma di offrire una via d’uscita alternativa: le case automobilistiche potranno continuare a produrre vetture con motore a combustione, a patto che queste utilizzino esclusivamente carburanti rinnovabili. Una svolta che l’industria italiana dei gas liquefatti, raccolta attorno ad Assogasliquidi-Federchimica, ha già giudicato positivamente, sottolineando come tali emendamenti siano in grado di recepire molte delle richieste provenienti dal comparto produttivo europeo.

La reazione dell’industria e il ruolo del relatore

Salini, che è stato tra i primi a sollecitare un passo indietro sul bando secco del 2035, agisce in qualità di relatore per la commissione ambiente. La sua bozza, ora al vaglio dei colleghi, introduce una serie di correttivi non secondari: l’obiettivo, si legge tra le righe del documento, è quello di rendere conseguibili i parametri già da subito, senza dover attendere tecnologie ancora immature o costi socialmente insostenibili. Non a caso, l’approccio di Salini raccoglie le osservazioni di una lobby automobilistica europea che da tempo denunciava i rischi di una transizione troppo brusca, priva di soluzioni ibride come appunto i biocarburanti.

I nodi ancora aperti nel testo

Nella bozza attuale, ancora provvisoria e destinata a emendamenti successivi, non vengono fissati meccanismi sanzionatori per i costruttori che dovessero optare per la strada dei rinnovabili, né si chiarisce se i carburanti sintetici avranno lo stesso trattamento di quelli biologici. Quel che è certo, però, è l’orientamento di fondo: il Parlamento europeo, o almeno la sua componente più influente rappresentata dal Partito Popolare, sembra intenzionato a riscrivere le regole del gioco. La discussione in commissione ambiente, prevista per le prossime settimane, sarà il primo banco di prova per capire se questa apertura diventerà legge o rimarrà un’ipotesi di lavoro.

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