Auto, la svolta di Salini a Bruxelles: via libera ai biocarburanti per il 2035

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Bruxelles – Una mossa concreta per uscire dall’impasse ideologica che da anni paralizza il settore automotive europeo, quella targata Massimiliano Salini. L’eurodeputato di Forza Italia, che veste anche i panni di vicepresidente del Partito popolare europeo (PPE), ha depositato ieri (2 giugno) in commissione Ambiente (Envi) il suo rapporto di revisione sul regolamento Ue che disciplina le emissioni di CO2 per auto e furgoni.

Un testo, questo, che mira a riscrivere le regole del gioco in vista dello stop alla vendita di veicoli con motore a combustione, attualmente fissato all’orizzonte del 1° gennaio 2035, e che raccoglie il primo, significativo plauso di Confindustria.

Biocarburanti ed e-fuels, l’equiparazione all’elettrico

Il cuore della proposta, che sarà sottoposta al voto della commissione Envi all’inizio di novembre per poi approdare in Aula entro fine anno, è quanto di più lontano dalle derive ideologiche che Salini stesso ha inteso espressamente evitare. Si introduce, infatti, una nuova categoria di veicoli – definiti a zero emissioni allo scarico – alimentati esclusivamente con carburanti rinnovabili; in pratica, biocarburanti ed e-fuels vengono equiparati, agli occhi della legge, alle tradizionali auto elettriche a batteria.

“Solo valorizzando anche i combustibili rinnovabili – ha spiegato il relatore – possiamo garantire una reale neutralità tecnologica e accelerare la decarbonizzazione del trasporto stradale”. Non si tratta, va notato, di una semplice concessione di facciata: la bozza modifica sostanzialmente l’obiettivo di riduzione al 2035, proponendo un taglio delle emissioni del 90% per le autovetture (e dell’80% per i furgoni) che assorbe al suo interno le flessibilità sui crediti per l’acciaio verde e per i carburanti, senza strozzarne l’utilizzo in una mera logica compensativa.

Confindustria: un primo passo per superare l’approccio ideologico

L’accoglienza da parte di viale dell’Astronomia non si è fatta attendere, con toni che sottendono un certo sollievo dopo anni di tensione sul tema. Stefan Pan, vicepresidente di Confindustria per l’Unione europea, ha sottolineato come la bozza “superi molte criticità della proposta della Commissione”, dando risposta concreta alle preoccupazioni di un settore che, ad aprile, ha visto la penetrazione delle elettriche fermarsi al 19,7% del mercato nonostante una crescita del 15,3%.

Per Pan, che auspica un’approvazione senza indebolimenti del testo, il lavoro di Salini “testimonia la progressiva presa di coscienza da parte dei legislatori di Bruxelles”; un cambiamento di rotta che, nelle sue parole, consiste nel lasciare agli operatori – e di riflesso ai consumatori – la libertà di scegliere “le soluzioni migliori per ciascun contesto”, archiviando le strategie ideologiche e universalistiche del passato.

Più tempo ai costruttori e incentivi per i modelli accessibili

Non solo carburanti alternativi, però, a comporre il puzzle disegnato da Salini. Il report introduce correzioni tecniche di peso per l’industria, a partire dall’estensione del periodo di conformità (il cosiddetto ‘averaging’) da tre a cinque anni, un intervallo più ampio che concede ai costruttori la necessaria elasticità per centrare i target intermedi senza subire contraccolpi improvvisi.

Per i furgoni, in particolare, l’asticella della riduzione per il 2030 viene abbassata dal 40% al 30%, mentre vengono rafforzati i “super-crediti” destinati a incentivare la produzione e la diffusione di piccoli veicoli a basse emissioni, con un occhio di riguardo – evidente – alla mobilità più accessibile.

Non manca, infine, un intervento sugli ibridi plug-in, dove si propone il congelamento del parametro ‘Utility Factor’ per evitare che, a partire dal 2027, un inasprimento delle regole penalizzi ingiustamente una tecnologia ancora centrale nel processo di decarbonizzazione.

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