Ue, il ministro Urso boccia le norme auto: "Troppo timide, servono i biocarburanti"

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le nuove proposte della Commissione europea per ammorbidire la transizione verso il 2035, che pure hanno smontato il "totem" del bando puro e semplice ai motori termici, sono giudicate inadeguate dal governo italiano. Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, le ha definite "ancora troppo timide, incerte e contraddittorie", evidenziando come la vera partita si giochi ora sull'applicazione concreta della neutralità tecnologica. Un principio che, per essere rispettato, richiederebbe secondo il ministro l'abbandono del controverso metodo di calcolo delle emissioni allo scarico, sostituendolo con una valutazione sull'intero ciclo di vita del prodotto, dalla produzione allo smaltimento. Una visione che aprirebbe spazi significativi per i biocombustibili, su cui l'Italia punta per salvaguardare il proprio comparto industriale e la flotta circolante.

La frattura con l'industria automobilistica

Se da un lato la politica chiede maggior audacia, dall'altro l'industria – nella figura di uno dei suoi colossi continentali – accusa le stesse norme di essere insufficienti a trattenere gli investimenti in Europa. Le dichiarazioni dell'amministratore delegato di Stellantis, Anton... (omissis per completezza informativa), hanno infatti gettato un'ombra pesante sulle intenzioni del gruppo, paventando costi e una complessità normativa tali da spingere verso scelte drastiche. La minaccia, seppure velata, di disimpegnarsi progressivamente dal Vecchio Continente per cercare terreni di gioco con "meno vincoli", come gli Stati Uniti ora sotto la presidenza di Donald Trump, suona come un campanello d'allarme per un sistema produttivo già in affanno.

Il rischio di un futuro a due velocità

La tensione istituzionale e industriale rischia, secondo alcuni analisti, di produrre uno scenario distorto rispetto agli intenti dichiarati di transizione giusta e inclusiva. Le analisi di centri studi specializzati, come la Schmidt Automotive Research, dipingono infatti un 2035 europeo dove l'elettrico diventerà la norma per la maggioranza del mercato, mentre i motori a combustione interna, a benzina o derivati, si trasformeranno in nicchie di lusso. Questa evoluzione, frutto di normative stringenti e dei costi di adeguamento, renderebbe di fatto i veicoli termici un prodotto per una clientela facoltosa, capace di sostenerne il prezzo sempre più elevato, escludendo di fatto larghi strati della popolazione dalla libertà di scelta.

La questione occupazionale e della filiera

Il nodo centrale rimane, in definitiva, la capacità del continente di preservare la propria base manifatturiera. Lo stesso amministratore delegato di Stellantis ha collegato esplicitamente la crescita del mercato alla possibilità di investire, e quindi alla tenuta di una catena di fornitura "resiliente e vitale per l'occupazione". Senza misure di sostegno immediate, specialmente per segmenti cruciali come quello dei furgoni commerciali, la transizione rischia di tradursi non in un rinnovamento, ma in un indebolimento strutturale dell'automotive europeo, con ricadute sociali potenzialmente severe in termini di posti di lavoro persi e competenze disperse.

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