La commissione Envi vota a novembre la svolta “green” dell’auto: via libera a biocarburanti ed e-fuels entro il 2035

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’iter che potrebbe riscrivere il futuro della mobilità europea, cancellando di fatto il blocco secco ai motori a combustione interna previsto per il 2035, entra nel vivo. La commissione Ambiente (Envi) del Parlamento europeo – è la conferma arrivata dall’eurodeputato di Forza Italia Massimiliano Salini, il quale ricopre il ruolo di relatore sul delicato dossier – è chiamata a esprimersi sul pacchetto di modifiche già a "inizio novembre".

Un passaggio cruciale, questo, che segue la presentazione ufficiale del rapporto nella stessa commissione: l’obiettivo dichiarato, come spiegato dal vicepresidente del gruppo Ppe, è quello di portare il testo in Aula prima della fine dell’anno, per consegnare ai colegislatori una posizione chiara in vista dei negoziati con il Consiglio Ue.

La rivoluzione silenziosa della “neutralità tecnologica”

Al cuore della proposta di riforma, che di fatto riscrive il Regolamento sugli standard di CO₂ per auto e furgoni, non c’è un arretramento sugli obiettivi climatici bensì un cambiamento radicale nel metodo per raggiungerli: il principio, tanto sostenuto dal governo italiano quanto osteggiato dalle anime più radicali del Green deal, è quello della neutralità tecnologica. In termini pratici, ciò si traduce nell’equiparazione, agli occhi della burocrazia comunitaria, dei veicoli elettrici a batteria con quelli alimentati esclusivamente a biocarburanti avanzati o e-fuel.

La proposta introduce una nuova categoria denominata VEEF (veicoli alimentati esclusivamente con carburanti sostenibili), i quali verranno considerati a tutti gli effetti “a zero emissioni” ai fini del calcolo della media delle flotte, un meccanismo che permetterebbe alle case automobilistiche di continuare a produrre motori termici anche dopo il 2035, a patto che questi utilizzino combustibili a impatto zero sull’intero ciclo di vita.

L’accelerazione di Salini e le mosse sulle ibride plug-in

Durante il primo confronto in commissione Envi, Salini ha gettato sul tavolo non solo la questione dei biocarburanti – da sempre considerata una condizione essenziale per l’Italia – ma anche una serie di flessibilità tecniche destinate a sorprendere gli osservatori. Tra queste, spicca la proposta di congelare il parametro dell’Utility Factor per i motori ibridi plug-in, una modifica sostanziale che eviterebbe l’inasprimento dei test di omologazione previsto per il 2027.

Inoltre, nel testo si prospetta un alleggerimento dei target specifici per i veicoli commerciali leggeri (i classici furgoni), portando l’obiettivo di riduzione per il 2030 dal 40% attuale al 30%, per venire incontro alle difficoltà strutturali di un comparto dove l’elettrificazione procede a rilento.

Per i costruttori, infine, arriva un altro sostegno concreto: il periodo di conformità (il cosiddetto "averaging") verrebbe esteso da tre a cinque anni, concedendo maggior respiro per centrare i target intermedi di decarbonizzazione senza il rischio di incorrere in sanzioni pesanti.

Un mercato in affanno e la “presa d’atto” dell’Eurocamera

La spinta a questa revisione non nasce da un’improvvisa conversione ecologica dei gruppi popolari, bensì dalla fotografia impietosa scattata dai dati di vendita. Nonostante una crescita del 15,3% delle immatricolazioni di veicoli a batteria rispetto al 2025, la quota di mercato dell’elettrico puro nell’Unione europea si è fermata al 19,7% nello scorso mese di aprile. Un dato, questo, che fotografa il fallimento delle politiche impositive finora perseguite e che ha costretto la stessa Commissione Von der Leyen a rivedere le proprie posizioni.

Come sottolineato da fonti vicine al dossier, l’obiettivo dichiarato è quello di uscire dalla “gabbia” ideologica che imponeva l’elettrico come unica strada percorribile, per abbracciare invece un approccio pragmatico che salvaguardi l’occupazione e la competitività di una filiera messa in ginocchio dalla concorrenza asiatica.

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