Ranucci e il giallo del passaggio a La7, tra smentite e un nuovo programma Rai

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Mentre la Rai, che alcuni ormai definiscono "TeleMeloni", si trasforma in modo sempre più marcato dopo le ultime elezioni politiche, un nuovo caso sembra scuotere viale Mazzini, riproponendo dinamiche già viste. Dopo quello di Fabio Fazio, è ora il nome di Sigfrido Ranucci, conduttore storico del programma d'inchiesta "Report", a finire al centro di un acceso dibattito riguardante un suo possibile addio alla rete pubblica. Le indiscrezioni, rimbalzate con forza tra le agenzie di stampa e i media, lo davano infatti in procinto di approdare su La7, attratto dalla prospettiva di maggiore spazio e una rinnovata libertà editoriale offertagli dall'editore Urbano Cairo.

Tuttavia, fonti vicine all'emittente di Cairo hanno prontamente smontato la ricostruzione, definendola infondata e attribuendo gli incontri tra l'imprenditore e il giornalista a mere trattative per la pubblicazione di un libro con Solferino, casa editrice del gruppo Rcs. Questa, hanno precisato, sarebbe "l'unica verità" sulla faccenda, sebbene il giallo resti fitto e alcune voci interne alla Rai continuino a dare l'accordo per già concluso.

Parallelamente alla bagarre su Ranucci, la Rai ha annunciato l'avvio di un nuovo programma su Rai 5, "Che magnifica impresa", condotto da Mario Sechi, direttore del quotidiano Libero ed ex portavoce di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. Un contraltare che, agli occhi di molti osservatori, delinea con chiarezza le due anime dell'azienda: da un lato i giornalisti le cui inchieste scomode generano attriti, dall’altro i conduttori "affini" cooptati per linea editoriale.

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