Garlasco, la genetista Albani chiede i dati grezzi del dna sotto le unghie di Chiara Poggi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel terzo incidente probatorio relativo all’omicidio di Chiara Poggi — la ventitreenne uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco — la genetista Denise Albani, nominata come perito dal gip Daniela Garlaschelli, ha rivolto una richiesta che potrebbe rivelarsi decisiva. Quella di accedere ai raw data, i dati grezzi delle analisi genetiche condotte nel 2014 dal professor Francesco De Stefano sulle tracce rinvenute sotto le unghie della vittima.

Si tratta di informazioni tecniche non elaborate, spesso cruciali per verificare l’attendibilità dei risultati già noti. Albani, affiancata dal dattiloscopista Domenico Marchigiani, non intende limitarsi a riesaminare i grafici prodotti otto anni fa, ma punta a ricostruire il processo che portò all’identificazione del dna. Un approccio meticoloso, reso però complicato dal tempo trascorso e dalla possibile dispersione dei reperti biologici originali, che potrebbero essere stati distrutti dopo la condanna definitiva di Alberto Stasi, l’ex fidanzato della giovane.

La speranza è che qualche provetta, conservata dal Ris, possa ancora essere analizzata. Le discrepanze emerse nelle precedenti perizie — tra cui l’ipotesi di un mix di profili genetici — rendono indispensabile un esame più approfondito. Se i dati richiesti fossero ancora disponibili, potrebbero chiarire una volta per tutte se sotto le unghie di Chiara fossero presenti tracce riconducibili a terzi, come sostenuto dalla difesa in passato.

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