Tentativo di fuga a Sollicciano, il killer delle escort fermato all'ultimo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un lenzuolo annodato e un rampino artigianale sono stati gli strumenti della disperata, quanto fallita, evasione messa in atto, nella mattinata di mercoledì 4 febbraio, da Vasile Frumuzache, l’uomo noto alle cronache come il "killer delle escort". L’episodio, che ha riacceso i riflettori sulle criticità del carcere fiorentino di Sollicciano, è stato sventato dall’intervento tempestivo di un agente di polizia penitenziaria in servizio di pattugliamento, il quale ha bloccato il detenuto mentre tentava di scavalcare le recinzioni interne dell'istituto durante l’ora d’aria, uno dei momenti che, per definizione, dovrebbe essere sottoposto a controlli più stringenti. La struttura, definita senza mezzi termini "una groviera" dall'Osapp, l'Organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria che ha subito denunciato l’accaduto, si conferma dunque un ambiente dove la sicurezza presenta vistose falle, tanto da consentire la preparazione e l’esecuzione di un piano di fuga in piena luce.

Il piano rudimentale e l'intervento dell'agente

Il metodo scelto da Frumuzache, che in carcere è in attesa di giudizio per il duplice omicidio di due giovani donne i cui resti furono occultati con modalità di una ferocia inconsueta, è quello classico delle evasioni cinematografiche, ma qui realizzato con mezzi di fortuna: alcune barre di ferro piegate a formare un rampino e, appunto, delle lenzuola legate insieme per creare una corda. Sfruttando la momentanea libertà concessa nell’area cortiliva, l’uomo si è avvicinato a un punto poco prima dei cancelli principali dell'istituto, tentando di agganciare il congegno per issarsi oltre le barriere. La sua corsa verso una presunta libertà è durata pochi attimi, poiché l’unico agente presente in quel tratto, come riportato dal sindacato, ha percepito il movimento anomalo ed è intervenuto prontamente, troncando sul nascere la manovra e riconsegnando il detenuto alla custodia.

Le conseguenze immediate e le indagini

L’episodio, per quanto risolto in pochi minuti, ha immediate ripercussioni non solo sul regime detentivo di Frumuzache, ma anche sulle procedure interne del penitenziario. Le indagini, condotte dalle autorità competenti, si stanno concentrando sia sulla dinamica precisa dell’accaduto, sia sulla possibilità che il detenuto abbia avuto degli aiuti dall’interno per procacciarsi il materiale o per studiare i tempi dei controlli. Questo aspetto, se confermato, aprirebbe uno scenario di complicità che getterebbe un'ombra ancora più preoccupante sulla gestione della sicurezza, già fortemente criticata. Nel frattempo, la direzione dell’istituto dovrà inevitabilmente rispondere delle critiche mosse circa la carenza di personale in servizio in un momento delicato come l’ora d’aria.

Il processo e il cambio di modalità

La tentata evasione arriva a pochi giorni dall’avvio del processo in Corte d’Assise a carico di Frumuzache, costringendo a un ripensamento logistico di non poco conto. L’imputato, infatti, doveva inizialmente essere condotto in aula per la prima udienza, ma a seguito di questo grave episodio, che ne ha dimostrato la pericolosità e la volontà di sottrarsi alla giustizia, si è reso necessario un cambio di protocollo. La sua partecipazione, quindi, non avverrà più in presenza fisica, bensì attraverso il collegamento in videoconferenza, una misura cautelare estrema che le autorità giudiziarie hanno ritenuto obbligatoria per scongiurare qualsiasi altro tentativo durante i trasferimenti da e per il tribunale.

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