Aggredito in carcere il killer delle escort, forse altre vittime

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Vasile Frumuzache, il 32enne rumeno reo confesso dell’omicidio di due donne, Denisa Paun e Ana Maria Andrei, è stato attaccato nel carcere dove si trova detenuto. Un detenuto, cugino di una delle vittime, gli ha versato olio bollente in volto, provocandogli ustioni di primo e secondo grado che hanno reso necessario il ricovero. L’episodio, che riapre ferite ancora fresche, arriva mentre l’inchiesta si allarga: gli inquirenti non escludono che ci siano altre vittime.

Frumuzache, guardia giurata e padre di due figli, aveva condotto una vita apparentemente normale, lontana dai sospetti. Nessuno, tra chi lo conosceva, avrebbe immaginato che nascondesse un doppio volto. Eppure, dopo l’arresto, ha confessato senza esitazione i due femminicidi, compiuti a distanza di nove mesi: il primo nel luglio 2024, quando Ana Maria Andrei, 27 anni, scomparve senza lasciare traccia; il secondo a metà maggio, con l’uccisione di Denisa Paun, 30 anni.

Le indagini, però, potrebbero non fermarsi qui. Durante una perquisizione nella sua abitazione a Monsummano Terme, sono emersi elementi che fanno pensare ad altri possibili delitti. La procura di Prato sta verificando i suoi spostamenti nelle città in cui ha vissuto, tra cui Trapani, dove arrivò a 14 anni e dove la famiglia risiede ancora.

L’aggressione in carcere, intanto, riaccende i riflettori su un caso che ha sconvolto per la sua crudeltà. Il detenuto che ha attaccato Frumuzache, legato alla vittima da un vincolo di parentela, ha agito in un momento di apparente disattenzione delle guardie. Un gesto che, se da un lato riflette l’orrore per i crimini commessi, dall’altro solleva interrogativi sulle condizioni di sicurezza nelle carceri.

Quello che emerge dalle indagini è il ritratto di un uomo capace di mimetizzarsi nella normalità, senza destare sospetti. Le testimonianze di chi lo conosceva lo descrivono come un lavoratore irreprensibile, un padre presente. Eppure, dietro quell’immagine rassicurante, si nascondeva una violenza che ha lasciato segni indelebili.

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