Da Coin a Gritti, i nuovi Cavalieri del Lavoro: l’artigianato e il commercio che fanno sistema
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Redazione Interno
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Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato i decreti di nomina dei 25 nuovi Cavalieri del Lavoro, un’onorificenza che, istituita nel 1901 per celebrare chi ha contribuito in modo significativo alla crescita economica e produttiva del Paese, arriva quest’anno a premiare un ventaglio eterogeneo di eccellenze, dalla grande distribuzione all’artigianato orafo di lusso.
Tra i nomi spicca quello di Roberto Coin, fondatore dell’omonima maison di alta gioielleria, il quale – esprimendo “un grande onore e motivo di profonda gratitudine” – ha voluto condividere il riconoscimento con la sua famiglia e con la rete di collaboratori e artigiani che hanno contribuito a rendere il marchio un ambasciatore del made in Italy nel mondo.
Su proposta del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, di concerto con il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, la lista include figure che rappresentano non solo il successo commerciale, ma anche un modello di impresa radicata nei territori, come nel caso del veneto (regione che conta ben quattro nomine) e della Sicilia, dove spicca la storia di Giusi Vitale.
Dalla bottega alla ribalta nazionale: l’ascesa di Giusi Vitale e di Giangiacomo Ibba
C’è anche la palermitana Giuseppa Vitale, conosciuta come Giusi, tra i 25 insigniti; la sua parabola imprenditoriale, iniziata nel 1986 con una piccola bottega di quartiere insieme al marito, è evoluta fino a diventare il marchio “Prezzemolo & Vitale” (P&V), un’eccellenza della gastronomia italiana che oggi conta store non solo in Sicilia ma anche a Londra, impiegando oltre 230 collaboratori.
La sua ascesa, che l’ha portata a ricoprire il ruolo di amministratore delegato di una realtà capace di coniugare la tradizione della bottega con l’innovazione della distribuzione moderna, è stata premiata come esempio virtuoso di impresa femminile nel terziario avanzato. Allo stesso modo, la Sardegna vede il suo unico rappresentante in Giangiacomo Ibba, 50 anni, presidente di F.
Lli Ibba e alla guida del Gruppo Abbi; quel gruppo, che controlla colossi della grande distribuzione come Crai Secom, detiene una quota di mercato del 25% nell’isola e si estende anche nel Centro Italia, dimostrando come le aziende a capitale familiare – nate nel lontano 1950 – possano resistere e prosperare nei decenni grazie a strategie di espansione capillare e a una solida gestione logistica.
L’eccellenza veneta e la tradizione bergamasca della ristorazione
Se Ibba rappresenta il commercio su larga scala, il Veneto conferma la sua vocazione manifatturiera con quattro personalità di spicco: oltre a Roberto Coin, troviamo Elisabetta Moro Fioravanti, presidente della Pfm di Torrebelvicino, un’azienda meccanica che sotto la sua guida – iniziata accanto al marito Pietro – ha saputo internazionalizzarsi conquistando mercati in Germania, Canada e Regno Unito.
Coin, classe 1944, ha ricevuto l’onorificenza in un anno particolare per il suo brand, quello del trentesimo anniversario dal lancio del marchio che oggi, con 60 dipendenti, produce interamente a Vicenza tra i 300 e i 600 nuovi modelli l’anno, esportando il 96% della propria produzione in oltre 60 Paesi.
Nel settore della ristorazione, la Lombardia celebra Gioconda Bruna Gritti, capostipite della famiglia Cerea e anima del tristellato “Da Vittorio” di Brusaporto; a 85 anni, l’imprenditrice ha commentato l’onorificenza sottolineando come, nonostante un mondo del lavoro sempre più “competitivo”, sia necessario conservare i valori di “cura e sacrificio”, aggiungendo con trasporto che, se riguardasse indietro, “rifarei tutto!”.
Le sue parole, raccolte dall’ANSA, fotografano l’etica di chi ha trasformato un’attività familiare aperta nel 1966 in un gruppo internazionale dell’hospitality, senza mai percepire il lavoro come un peso.
Giustizia e inchieste: il contesto delle onorificenze al merito
La cerimonia di nomina, che tradizionalmente si svolge al Quirinale, arriva in un momento storico in cui il sistema produttivo italiano cerca di ripartire dopo le fluttuazioni economiche globali. Va notato che l’iter per la selezione dei Cavalieri del Lavoro – coordinato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy – prevede una severa istruttoria che valuta non solo il fatturato o la capacità occupazionale (come nel caso di Ibba, che conta 1.600 collaboratori indiretti e un fatturato consolidato di 1,4 miliardi di euro), ma anche la fedina penale e la regolarità contributiva dei candidati.
In questo quadro, l’assenza di scandali o vicende giudiziarie tra i nominati di quest’anno riflette una volontà, da parte del Colle, di restituire centralità a quelle figure che hanno saputo distinguersi per “abnegazione e senso del dovere”, come ricordato dalla stessa Gritti.
D’altronde, la scelta di includere rappresentanti del settore agroalimentare, come quelli piemontesi Ambrogio Invernizzi (Inalpi) e Giacomo Ponti (nona generazione della dinastia alimentare), conferma come l’onorificenza voglia abbracciare l’intera filiera del valore italiano, dalla materia prima al dettaglio, blindando il concetto di “sovranità alimentare” promosso dal ministro Lollobrigida senza però scadere nella retorica del localismo fine a se stesso.




