Siria, le proteste per il caro-carburante mettono alla prova il governo di al-Sharaa
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Redazione Esteri
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Un aumento dei prezzi dei carburanti compreso tra il 20 e il 40 per cento, entrato in vigore alla mezzanotte di domenica, ha fatto esplodere la protesta in tutta la Siria. Il diesel ha registrato il rincaro più pesante, passando da 125 a 175 lire siriane al litro, con una crescita del 40 per cento; la benzina a 95 ottani è salita del 28 per cento a 195 lire, mentre quella a 90 ottani è aumentata del 26 per cento toccando le 185 lire. Anche il gas domestico e industriale ha subito un incremento di circa il 9 per cento.
La misura, definita temporanea dal governo, è stata motivata con l'impennata dei costi internazionali dei prodotti raffinati e con la messa in manutenzione della raffineria di Baniyas, la più grande del Paese.
Le ragioni di un rincaro
Il ministero dell'Energia ha spiegato che la decisione è legata a un aumento eccezionale del costo di approvvigionamento di benzina, diesel e olio combustibile sui mercati globali. Secondo i dati diffusi dalle autorità, il prezzo del diesel ha sfiorato i 1.400 dollari la tonnellata e quello della benzina i 1.350 dollari, mentre il greggio Brent si aggirava intorno ai 108 dollari al barile. A pesare è anche la dipendenza dalle importazioni: la Siria produce circa 100.000 barili di greggio al giorno a fronte di un fabbisogno che si aggira intorno ai 300.000 barili.
La raffineria di Baniyas, che punta a portare la capacità di lavorazione da 80.000 a 130.000 barili al giorno al termine dei lavori, è ferma per una manutenzione straordinaria della durata di circa due mesi, riducendo temporaneamente la capacità di raffinazione nazionale.
Strade bloccate e copertoni in fiamme
Le manifestazioni, descritte come le più estese dal crollo del regime di Bashar al-Assad alla fine del 2024, hanno interessato almeno sei province. A Hama e Aleppo si sono registrati gli episodi più significativi, con l'incendio di pneumatici e il blocco delle principali arterie stradali. Nella provincia di Idlib i manifestanti hanno interrotto il traffico sull'autostrada M5, vicino a Maaret al-Numan, mentre a Raqqa autotrasportatori e camionisti hanno organizzato un sit-in davanti a un centro di stoccaggio dei cereali.
Nelle regioni nord-orientali di Hasake e Deir ez-Zor sono stati bloccati i percorsi delle autobotti dirette ai giacimenti petroliferi, incluso l'accesso al giacimento di al-Omar. A Qamishli, centinaia di persone hanno marciato con cartelli che recitavano «No alla politica della fame» e «Proteggete il sostentamento del popolo».
La convocazione del ministro e le richieste del parlamento
Più di 50 membri dell'Assemblea del Popolo siriana hanno firmato una richiesta affinché la commissione energia interroghi il ministro dell'Energia Mohammed al-Bashir sugli aumenti dei prezzi e sul loro impatto sulle condizioni di vita. L'audizione, inizialmente fissata per giovedì, è stata poi rinviata a domenica prossima su richiesta del ministero dell'Energia, che ha chiesto tempo per completare la documentazione. In diverse province i manifestanti hanno chiesto la destituzione del ministro, rivolgendosi direttamente a lui con lo slogan «Il popolo vuole la caduta del ministro».
Il contesto economico e sociale
Il rincaro dei carburanti arriva in un momento particolarmente delicato per l'economia siriana, ancora alle prese con le conseguenze di anni di conflitto. Secondo le stime del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, circa il 90 per cento della popolazione siriana vive al di sotto della soglia di povertà, rispetto a circa un terzo prima dell'inizio della guerra civile nel 2011. Il governo del presidente ad interim Ahmed al-Sharaa aveva aumentato il salario minimo del 550 per cento lo scorso marzo, nell'ambito di un più ampio piano di ripresa.
Le autorità hanno più volte ribadito che l'adeguamento dei prezzi è temporaneo e sarà rivisto in base all'evoluzione dei mercati internazionali e alla ripresa della capacità di raffinazione nazionale.
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