Siria, l'esercito di al-Sharaa entra a Hasakah e si dirige verso Kobane

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le forze armate del presidente siriano Ahmad al-Sharaa hanno preso il controllo della città di Hasakah, storico baluardo dell’autonomia curda nel nord-est del paese, in un dispiegamento pacifico che segue l’intesa siglata venerdì scorso con le milizie curde. Il contingente, la cui entrata nel centro nevralgico dell’Amministrazione autonoma non ha incontrato resistenza, ha avviato un’operazione che, nelle prossime ore, lo porterà anche a Kobane, altra città simbolo del dominio curdo in quell’ampia fetta di territorio strappato anni fa all’Isis. L’accordo, il cui contenuto specifico rimane parzialmente definito, ha permesso il ritiro delle Forze della Siria democratica (Sdf) dalle loro postazioni, creando un varco attraverso cui l’esercito governativo è potuto avanzare senza sparare un colpo.

I termini dell'intesa tra Damasco e le Sdf

Sebbene i dettagli completi del patto non siano stati resi pubblici, fonti vicine alle trattative hanno chiarito che, oltre alla tregua immediata che ha posto fine a settimane di scontri intermittenti, l’intesa prevede un percorso d’integrazione delle unità curde nelle strutture regolari dell’esercito siriano. Un processo analogo, peraltro, è contemplato per le istituzioni civili dell’Amministrazione autonoma, le quali dovranno essere gradualmente assimilate nel sistema governativo centrale di Damasco. Questo duplice binario, militare e amministrativo, segna una potenziale svolta nella gestione di una regione che, da lungo tempo, viveva in una condizione di sostanziale separazione dal resto dello Stato.

Il dispiegamento nella provincia a maggioranza curda

Parallelamente all’ingresso a Hasakah, un convoglio composto da veicoli militari e personale di sicurezza si è mosso verso la zona di Wadi Al Ramel, con l’obiettivo di presidiare stabilmente la provincia. L’operazione, che rientra nel quadro dell’accordo di cessate il fuoco annunciato a fine gennaio, mira a ristabilire la presenza dello Stato in edifici e infrastrutture pubbliche. Alcuni di essi, che erano sotto il controllo delle Sdf, dovrebbero essere convertiti in quartieri generali locali per le forze governative, le quali si insedieranno in quelle che erano definite “zone di sicurezza” curde.

Il nuovo assetto nel nord-est del paese

Questa riconfigurazione dei poteri, se portata a compimento senza intoppi, ridisegna la mappa del potere in Siria dopo anni di conflitti paralleli, nei quali le milizie curde, sostenute in passato dalla coalizione internazionale, avevano assunto un ruolo predominante nella lotta al Califfato. La rapidità degli eventi, del resto, lascia intravedere la complessità delle trattative che li hanno preceduti, volte a scongiurare un nuovo conflitto aperto. Il fatto che gli spostamenti delle truppe avvengano in base a tempistiche concordate indica una volontà di normalizzazione che, per la prima volta dopo molto tempo, sembra coinvolgere in modo costruttivo tutte le parti in causa.

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