Pirelli, i conti del 2025 chiudono con un utile in crescita e il cda propone un dividendo straordinario da 0,34 euro

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il consiglio di amministrazione di Pirelli & C. Spa, riunitosi nella giornata di ieri, ha messo nero su bianco i numeri preliminari dell'esercizio appena concluso, numeri che fotografano un'annata chiusa positivamente nonostante un contesto macroeconomico che, per usare le parole del management, si è confermato “sfidante” a causa delle tensioni geopolitiche, della volatilità dei cambi e dell’impatto dei dazi commerciali. Il gruppo della Bicocca ha registrato ricavi per 6,78 miliardi di euro, una cifra sostanzialmente stabile rispetto ai 6,77 miliardi dell'anno precedente se si considera il perimetro di consolidamento e l'effetto dei tassi di cambio, ma che in termini organici – e quindi al netto di queste voci – segna un incremento del 4,2 per cento, un risultato che si posiziona nella parte alta della forchetta indicata in precedenza dagli amministratori.

L'utile netto, si legge nella nota diffusa al termine della riunione, è salito a 530,7 milioni di euro, facendo segnare un +5,9 per cento rispetto ai 501,1 milioni del 2024, una performance che ha consentito al vicepresidente esecutivo Marco Tronchetti Provera e al suo team di parlare di risultati eccezionali. Alla base di questa crescita c'è il costante riposizionamento del business verso i segmenti ad alto valore, la cosiddetta area High Value che oggi rappresenta il 79 per cento del fatturato totale – era il 76 per cento un anno fa – e che ha beneficiato di un mix prezzo/prodotto positivo, in aumento del 3,8 per cento. La redditività operativa, misurata dall'Ebit adjusted, si è attestata a 1,08 miliardi, con un margine salito al 16 per cento dal 15,7 per cento del 2024, un miglioramento che, spiega la società, è stato possibile grazie all'efficacia delle leve interne, le quali hanno più che compensato l'impatto negativo dei fattori esterni, un aggravio quantificato in circa 320 milioni di euro.

Una cedola maggiorata grazie al calo dell'indebitamento

Il dato che probabilmente attirerà maggiormente l'attenzione degli azionisti è però un altro, ovvero la proposta di dividendo che il cda sottoporrà all'assemblea convocata per il prossimo giugno. Forte della generazione di cassa e di una posizione finanziaria netta migliorata in maniera significativa – scesa a -1,1 miliardi contro i -1,93 miliardi di fine 2024 e nettamente al di sopra della guidance che indicava un valore intorno a 1,6 miliardi – il board ha deciso di premiare i soci con una cedola complessiva di 0,34 euro per azione. Questa cifra, che porterà a una distribuzione complessiva di circa 369 milioni di euro, si compone di due parti: una quota ordinaria di 0,24 euro per azione, pari all'incirca al 50 per cento dell'utile netto consolidato, e una quota straordinaria di 0,10 euro, quest'ultima resa possibile dalla robusta riduzione della leva finanziaria e prelevata dalle riserve di utili disponibili.

Scendendo nel dettaglio dei numeri operativi, l'Ebitda adjusted si è attestato a 1,55 miliardi, in crescita dell'1,9 per cento, mentre il flusso di cassa netto ante dividendi ha toccato quota 1,07 miliardi, un risultato che include l'effetto positivo per quasi 500 milioni derivante dalla conversione del bond equity-linked giunto a scadenza nel dicembre scorso. Escludendo questa componente straordinaria, il cash flow si attesta a 577 milioni, comunque al di sopra del target di circa 550 milioni indicato a inizio anno. Il rapporto tra indebitamento netto e Ebitda adjusted è migliorato fino a toccare 0,71 volte, un valore che testimonia la solidità patrimoniale raggiunta dal gruppo nonostante le difficoltà legate all'andamento dei tassi di cambio e all'inflazione dei fattori produttivi.

Le previsioni per il 2026 tra dazi e incertezze valutarie

Guardando avanti, il management ha delineato le attese per l'esercizio in corso, un 2026 che si preannuncia tutt'altro che semplice. Le stime parlano di ricavi compresi tra 6,7 e 6,9 miliardi di euro, con una crescita organica attesa tra il 3 e il 4 per cento, mentre il margine Ebit adjusted è previsto intorno al 16 per cento, in leggero miglioramento rispetto al dato appena consuntivato. La società prevede inoltre una generazione di cassa netta ante dividendi di circa 500 milioni e investimenti per circa 450 milioni, equivalenti a circa il 6,5 per cento dei ricavi. Per quanto riguarda l'indebitamento, la previsione è di una posizione finanziaria netta a fine 2026 intorno a 1,2 miliardi, un valore che sconta anche l'esercizio dell'opzione per incrementare la partecipazione nella joint venture cinese Xushen Tyre, quella che controlla il polo produttivo di Jining Shenzhou, dal 49 per cento attuale fino a un massimo del 70 per cento del capitale.

L'impatto dei dazi statunitensi, una variabile con cui Pirelli ha già dovuto fare i conti nel 2025 subendo un effetto lordo di circa 55 milioni, rimane un elemento di attenzione, così come la volatilità dei cambi e l'andamento del costo delle materie prime. Il gruppo, in ogni caso, conferma la strategia di focalizzazione sui segmenti premium e prestige, un percorso che, nonostante le turbolenze esterne, continua a garantire margini e competitività.

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