Renato Vallanzasca, il declino di un criminale leggendario
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Redazione Interno
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Renato Vallanzasca, noto come il "boss della Comasina", è stato trasferito dalla prigione di Bollate a una struttura assistenziale in regime di detenzione domiciliare. Questa decisione è stata presa dal Tribunale di Sorveglianza di Milano a causa del grave decadimento cognitivo che affligge Vallanzasca, ormai 74enne. La sua storia criminale, che ha segnato profondamente la Milano degli anni '70 e '80, è giunta a un epilogo che riflette la sua condizione di salute debilitante.
Vallanzasca, nato nel 1950, iniziò la sua carriera criminale da giovane, diventando rapidamente uno dei criminali più temuti e ricercati d'Italia. La sua banda, la "banda della Comasina", era responsabile di numerosi omicidi, rapine e sequestri di persona. La sua figura ha sempre suscitato un misto di paura e fascinazione, alimentata anche dai media che ne hanno fatto un personaggio quasi mitologico.
La decisione del Tribunale di trasferirlo in una RSA per malati di Alzheimer e demenza è stata motivata dal peggioramento delle sue condizioni di salute. Vallanzasca soffre di afasia, deliri e disorientamento nello spazio e nel tempo, rendendolo incompatibile con la vita carceraria. La sua pericolosità sociale è stata ritenuta sostanzialmente attenuata, considerando sia le sue attuali condizioni di salute che la lontananza temporale dei suoi crimini.
Durante i suoi 52 anni di detenzione, Vallanzasca ha sempre mantenuto un comportamento regolare, usufruendo di permessi premio senza mai dare segni di recidiva. Questo ha contribuito alla decisione del Tribunale di concedergli il differimento della pena.




