Referendum sulla giustizia, in Piemonte parte la campagna per il no mentre il Tar respinge la sospensiva
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Redazione Interno
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La campagna referendaria si accende in Piemonte, dove i sostenitori del no alla riforma della giustizia hanno iniziato a mobilitarsi, sostenendo che il testo, il cui voto è fissato per il 22 e 23 marzo, non affronti i problemi strutturali del sistema. Flavia Panzano, coordinatrice regionale del comitato "Giusto dire no", pur andando al di là delle consuete petizioni di principio sull'indipendenza della magistratura, invita a guardare all'intenzione autentica del legislatore, la quale, a suo dire, tradisce il rischio concreto di una strumentalizzazione politica dell'azione giudiziaria.
Il percorso procedurale e il dato delle firme
Sul piano procedurale, il Tar del Lazio ha respinto la richiesta di sospensione cautelare urgente della data fissata dal governo, confermando, con un decreto monocratico, la calendarizzazione decisa lo scorso 12 gennaio. Questa accelerazione, secondo alcuni osservatori, ha paradossalmente galvanizzato il fronte del no, il quale, come attestano i numeri della raccolta firme promossa da un gruppo di giuristi, ha visto un incremento significativo di adesioni, superando ormai le 430 mila sottoscrizioni. Un movimento, questo, che sembra trovare riscontro anche nei sondaggi, dai quali emerge un recupero di tre punti per gli oppositori della riforma, sebbene i favorevoli mantengano una posizione di vantaggio.
Le critiche di fondo alla riforma costituzionale
Le obiezioni di merito al testo, che verte sulle norme in materia di ordinamento giudiziario e sull'istituzione di una Corte disciplinare, ruotano attorno a due assi principali. Da un lato, si contesta il fatto che la riforma non intervenga in maniera sostanziale sulle criticità endemiche, prima fra tutte la dilazione dei processi, lasciando quindi irrisolti i problemi che più affliggono i cittadini. Dall'altro, si teme che la nuova architettura, attraverso meccanismi di governo del giudiziario, possa finire per condizionare l'operato dei magistrati, sottraendo spazio all'autonomia e avvicinando pericolosamente la giurisdizione alla sfera politica.
Le implicazioni sul potere esecutivo
Un'ulteriore critica, sollevata da alcune voci del panorama giornalistico, riguarda le conseguenze della riforma sullo status dei membri del governo. Secondo questa lettura, il provvedimento, come spiegato dallo stesso ministro promotore, introdurrebbe una forma di immunità sostanziale per i ministri, i quali, pur non essendo formalmente intoccabili, non potrebbero più essere soggetti a indagini penali neppure di fronte a indizi di reato. Una modifica, questa, che garantirebbe una copertura non solo all'esecutivo in carica, ma a qualsiasi futuro governo, indipendentemente dal suo colore politico, alterando in modo profondo i tradizionali contrappesi tra i poteri dello Stato.




