Il caro energia mette in ginocchio le cooperative piemontesi: allarme di Confcooperative sull'intera filiera

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le ripercussioni delle tensioni internazionali, con il conflitto in Medio Oriente che continua a influenzare i mercati, tornano a pesare come un macigno sull’economia reale del Piemonte. A lanciare l'allarme, questa volta, è Confcooperative Piemonte, che segnala come l'aumento dei prezzi di petrolio e energia rappresenti una doppia criticità destinata ad amplificarsi lungo l'intera catena produttiva, toccando settori che vanno dall'agricoltura ai trasporti, dalla distribuzione fino alla gestione della casa. Non si tratta più di un disagio circoscritto, spiegano dall'associazione, ma di una pressione che sta mettendo a dura prova la tenuta stessa del sistema cooperativo, in un momento in cui le oscillazioni del prezzo del greggio – con il petrolio che ha nuovamente superato soglie critiche – e le bollette in rialzo stanno ridefinendo i bilanci di imprese e famiglie.

L'agricoltura e i trasporti nella morsa dei rincari

Il comparto primario, spiega Roberto Morello, presidente di Confcooperative Fedagripesca Piemonte, si trova a fare i conti con un effetto domino che parte dai campi. L'incremento del costo del gasolio, necessario per le attrezzature agricole e la gestione degli allevamenti, rappresenta solo il primo anello di una catena che prosegue con la raccolta e la movimentazione dei prodotti, dal latte alla frutta, per finire con il trasporto verso i punti vendita. Ogni passaggio, sottolinea Morello, subisce un incremento dei costi che, inevitabilmente, si riflette sul prezzo finale al consumatore, innescando una spirale che penalizza l'intero comparto. A peggiorare il quadro, secondo le analisi della Cgia di Mestre, c'è il balzo delle quotazioni all'ingrosso di elettricità e gas, che nei giorni successivi all'inizio delle ostilità hanno registrato aumenti rispettivamente del 24% e di quasi il 33%, con il Piemonte che, secondo le stime, potrebbe vedere un aggravio complessivo di 879 milioni di euro sulle imprese.

I costi operativi delle imprese e il rischio per i servizi

Non è solo la frenata dei consumi, dovuta all'erosione del potere d'acquisto delle famiglie, a preoccupare le associazioni di categoria. A rendere il quadro particolarmente gravoso, sottolinea Gianni Di Nunno, presidente di Confcooperative Lavoro e Servizi Piemonte, è l'aumento dei costi operativi per le imprese. I margini, già ridotti all'osso, vengono erosi da spese quotidiane legate alla logistica, agli spostamenti e alla gestione energetica delle sedi. Una cooperativa su quattro, in particolare nei settori più energivori, rischia concretamente di non riuscire ad assorbire questa ennesima crisi, con il pericolo concreto di vedere messa in discussione la propria sostenibilità economica. Anche Confesercenti lancia un grido d'allarme, prevedendo che se i prezzi dovessero mantenersi su questi livelli fino alla fine dell'anno, per le piccole e medie imprese del commercio, del turismo e dei servizi la bolletta energetica potrebbe salire a 3,8 miliardi di euro nel 2026, con un aggravio di quasi 900 milioni rispetto all'anno precedente.

Il caro-carburanti alla pompa e la tensione sulla distribuzione

La tensione si avverte in modo palpabile anche alla pompa di benzina, dove i prezzi dei carburanti tornano a correre. Nelle ultime rilevazioni, il costo medio nazionale in modalità self-service si attesta a 1,842 euro al litro per la benzina e a 2,071 euro per il diesel, un incremento che, seppur contenuto nell'immediato (appena 0,1 centesimi), si inserisce in un trend inesorabilmente orientato al rialzo. Questa dinamica, spiega Roberto Forelli, presidente di Confcooperative Consumo e Utenza Piemonte, crea non pochi problemi nella gestione di negozi e supermercati, dove industria e distribuzione cercano di frenare gli aumenti, ma la pressione sui costi diventa sempre più difficile da contenere. A ciò si aggiunge, sul fronte della casa, l'ulteriore rischio per le famiglie di vedersi recapitare bollette e spese condominiali sempre più pesanti, un tema, questo, che per Alberto Anselmo, presidente di Confcooperative Habitat Piemonte, interroga direttamente la tenuta sociale dei territori, soprattutto laddove sono presenti impianti centralizzati di riscaldamento e consumi elettrici comuni.

La risposta delle comunità energetiche e l'incertezza geopolitica

Di fronte a uno scenario che ricorda, pur senza raggiungerne i picchi, le crisi energetiche del passato, inizia a delinearsi una possibile strategia di resilienza. Secondo Forelli, l'unica via percorribile per affrontare strutturalmente il problema è quella di produrre una parte crescente dell'energia che si consuma. Le cooperative di produzione e distribuzione di energia elettrica, insieme alle nascenti comunità energetiche rinnovabili, rappresentano in quest'ottica uno strumento concreto per contrastare la povertà energetica e ridurre la dipendenza dalle fluttuazioni dei mercati internazionali. Il quadro resta però estremamente volatile, con Confimi Industria che lancia l'allarme per le 40mila imprese a rischio in Campania, mentre il governo iraniano, pur dichiarando di non voler chiudere lo Stretto di Hormuz, ha minacciato di prendere di mira le navi di Stati Uniti e Israele, aggiungendo un ulteriore elemento di incertezza su un mercato già nervoso e in fibrillazione.

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