Energia, dalla Regione oltre 31 milioni per sviluppare la filiera dell’idrogeno in Sicilia
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Redazione Economia
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La giunta regionale, riunita nella giornata di ieri, ha dato il via libera a un provvedimento che mette a disposizione oltre 31 milioni di euro, una cifra considerevole se si considera il contesto delle economie di scala locali, destinata allo sviluppo della filiera dell’idrogeno nell’Isola. Queste risorse, che arrivano a valere sui fondi Fesr 2021-2027, rappresentano il primo tassello concreto di una strategia più ampia: quella di fare della Sicilia un hub energetico avanzato nel cuore del Mediterraneo. Il provvedimento è stato adottato su proposta dell’assessore all’Energia e ai servizi di pubblica utilità, Francesco Colianni, il quale ha parlato di un impegno costante per la spesa dei fondi europei, cercando di allontanare quelle critiche che, in passato, hanno spesso sottolineato la lentezza nella loro effettiva messa a terra.
I dettagli del finanziamento e i soggetti ammissibili
L’assessore Colianni, nel commentare la delibera, ha sottolineato come l’obiettivo sia posizionare la regione come hub strategico per lo sviluppo dell’idrogeno verde, una dichiarazione che non suona affatto come un semplice slogan data l'entità delle somme stanziate. Le risorse, accessibili sia alle micro, piccole e medie imprese sia alle grandi società di capitali, sosterranno investimenti che spaziano dalla produzione pura e semplice della fonte fino alla conversione degli impianti produttivi esistenti. Non solo: viene data particolare enfasi all'utilizzo industriale dell'idrogeno, soprattutto in quei settori ad alta intensità energetica dove, per carità, la decarbonizzazione risulta tecnicamente più complessa ma anche più necessaria. Un aspetto, questo, che rivela la volontà di intervenire direttamente sul tessuto economico pesante dell'Isola, incentivando la trasformazione tecnologica laddove il consumo di energia è più elevato.
Il quadro europeo: i 6 miliardi di Bruxelles
Proprio in queste settimane, a completamento di questo quadro regionale, arriva il via libera da Bruxelles a un regime di aiuti di Stato dal valore complessivo di 6 miliardi di euro. La Commissione Europea, valutando positivamente il bilanciamento tra effetti distorsivi sulla concorrenza e benefici ambientali, ha concesso all’Italia la possibilità di procedere con questo maxi-piano fino al 2029. Lo strumento scelto è quello dei contratti bilaterali per differenza: un meccanismo, per certi versi complesso, pensato per coprire quel divario di costo che ancora oggi penalizza l’idrogeno rinnovabile rispetto ai combustibili fossili. In pratica, se il prezzo di mercato dell’energia pulita risulta troppo basso per giustificare gli investimenti, lo Stato interviene a colmare la differenza, garantendo una certa stabilità economica ai grandi gruppi industriali come Eni, Enel o Snam che, verosimilmente, si candideranno a realizzare questi progetti su larga scala.
Dall’annuncio ai cantieri: le condizioni stringenti
Tuttavia, l’annuncio di questi fondi - sia i 31 milioni regionali che i 6 miliardi nazionali - si accompagna a condizioni piuttosto stringenti che ne determineranno il successo o il fallimento sul campo. Per accedere ai contributi, le aziende dovranno presentare progetti selezionati tramite procedura valutativa a graduatoria, con un investimento minimo di un milione di euro e un massimo finanziabile di dieci milioni per singola iniziativa. A ciò si aggiunge il rispetto del principio del "Non arrecare un danno significativo" all'ambiente, un vincolo che impone una coerenza assoluta con la pianificazione energetica regionale e che esclude, di fatto, quelle operazioni di facciata che spesso hanno caratterizzato gli incentivi green del passato. Le imprese, inoltre, dovranno obbligatoriamente disporre di una sede operativa in Sicilia entro la liquidazione della prima rata, un dettaglio non da poco che mira a blindare i benefici economici sul territorio, evitando fughe di cervelli o di capitali verso le sedi centrali lontane dall'Isola.




