La caduta dei prezzi del latte mette in ginocchio la filiera del Grana Padano
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Redazione Economia
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Fuori, l'inverno padano che morde; dentro, il rumore routinario delle mungitrici e un'aria carica di apprensione. Negli allevamenti della pianura, da Settimo Milanese alle province del Nordest, si consuma una crisi silenziosa ma dirompente, che rischia di compromettere un intero sistema produttivo. La brusca inversione di tendenza nel mercato del latte, dopo un triennio di quotazioni favorevoli, ha infatti generato un crollo dei prezzi che gli operatori del settore definiscono, senza mezzi termini, una "caduta libera". Una dinamica anomala, questa, che dall'estate scorsa ha visto le cifre contrattuali ridursi in modo preoccupante, passando da picchi anche superiori ai settanta centesimi al litro per attestarsi oggi, nel segmento più volatile dello spot, addirittura sotto la soglia dei quaranta.
Una forbice di prezzo che genera instabilità
La situazione appare particolarmente critica se si osservano i numeri nel loro complesso. Mentre il cosiddetto latte "spot", ovvero quello venduto al di fuori dei contratti di lungo periodo, precipita, il prezzo mediamente riconosciuto dalle industrie di trasformazione per il latte destinato ai formaggi a denominazione, come il Grana Padano, si aggira tra i cinquantaquattro e i cinquantacinque centesimi. Questa forbice, così ampia e improvvisa, crea un terreno di forte instabilità, minando la programmazione e la sostenibilità economica delle aziende zootecniche. Il comparto, pur abituato alle fisiologiche oscillazioni di mercato, si trova dunque a fronteggiare un calo repentino che non ha paragoni negli ultimi anni, specchio di un mercato mondiale saturo e di consumi che, a loro volta, mostrano segnali di rallentamento.
L'allarme dagli allevamenti e le ripercussioni a monte
L'allarme, come testimoniano le parole accorate degli allevatori, è più che concreto. In zone come il Bellunese, dove la zootecnia è un pilastro economico, si è passati in pochi mesi da sessantanove a cinquantatré euro per ettolitro, con una curva che continua a puntare verso il basso. La prospettiva di dover arrivare, in casi estremi, a scartare il latte prodotto rappresenta per molti un incubo che equivarrebbe al fallimento. Le ripercussioni, d'altronde, non si limitano alla sola produzione primaria ma si riverberano sull'intera filiera, danneggiando quel sistema integrato che dalla stalla arriva allo scaffale del supermercato. Una filiera, quella lattiero-casearia, da sempre considerata fondamentale per l'economia agricola delle regioni del Nord Italia, oggi costretta a chiedere con urgenza misure di sostegno per arginare un'emorragia di reddito che sta mettendo in pericolo la sopravvivenza stessa di molte stalle.
Il settore agricolo di fronte a un momento complesso
Il momento, come sottolineano le associazioni di categoria, è dunque di straordinaria complessità per la zootecnia e per il mondo agricolo in senso lato. Le fibrillazioni sono palpabili e trascendono i confini regionali, accomunando Lombardia, Trentino e Veneto in una medesima condizione di difficoltà. Si tratta di una crisi che affonda le sue radici in dinamiche macroeconomiche globali, ma i cui effetti si misurano nel concreto delle stalle, dove la quotidianità del lavoro deve fare i conti con numeri che non tornano più. La richiesta di interventi mirati a stabilizzare il mercato e a tutelare i produttori diventa perciò prioritaria, per scongiurare il rischio che un'indispensabile componente del patrimonio agroalimentare nazionale venga irrimediabilmente compromessa.




