Milano, i 15 metri quadrati di pelle che curano le ustioni di Crans-Montana
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Redazione Interno
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La chiamano Banca dei tessuti, ma somiglia più a una cassaforte della vita, dove ciò che viene custodito a temperature polari non è denaro, bensì frammenti di cute umana. Sabato ne sono stati prelevati cinquemila centimetri quadrati, ieri altri diecimila, per un totale di quindici metri quadrati di pelle pronta all'uso. Un patrimonio biologico, insostituibile e deperibile, che in queste ore è stato destinato a salvare la pelle, quella vera, di undici giovani pazienti ustionati nel tragico incendio divampato nella notte di San Silvestro nel locale "Le Constellation" a Crans-Montana, in Svizzera, e poi trasferiti d'urgenza in Italia. Questi innesti, ottenuti attraverso un meticoloso lavoro di prelievo e lavorazione, servono ai chirurghi per coprire, un pezzo alla volta, le ferite più estese, avviando quel complesso processo di ricostruzione che rappresenta l'unica via per guarire.
Dall'allarme alla terapia tissutale: il protocollo che non si improvvisa
Quando, nelle prime ore dell'anno nuovo, il Dipartimento di Emergenza e Urgenza del Niguarda ha ricevuto la chiamata dalla Svizzera, la macchina dei soccorsi si è mossa con una precisione che andava oltre la semplice routine. Quella che si è attivata è stata la risposta strutturata per i grandi traumi, quella che viene periodicamente esercitata in previsione di calamità, attentati o, come nel caso attuale, in vista dei prossimi Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina, per i quali l'ospedale milanese è stato designato come struttura di riferimento. Un sistema collaudato, che unisce l'immediatezza del primo intervento alla sofisticatezza della terapia successiva, dove la Banca dei Tessuti gioca un ruolo fondamentale. Essa, infatti, non è un semplice deposito, ma un centro di terapia tissutale dove la cute, spesso prelevata dallo stesso paziente in zone non lesionate, viene lavorata e preparata per creare quegli innesti sottilissimi in grado di attecchire sulle superfici ree devastate dal fuoco.
La squadra dietro il miracolo quotidiano
A gestire un'emergenza di tale portata, che il direttore del pronto soccorso Filippo Galbiati non esita a definire senza precedenti per il coinvolgimento di giovani vite, è un team multidisciplinare che opera senza soluzione di continuità. Dodici tra medici e chirurghi plastici collaborano a stretto giro con cinque rianimatori dedicati, a cui si affiancano una trentina di infermieri specializzati oltre a fisioterapisti e riabilitatori. Un presidio attivo ventiquattr'ore al giorno per tutti i giorni dell'anno, che può contare su un reparto di chirurgia plastica dedicato proprio alla gestione degli esiti delle ustioni. È questa struttura integrata, dove l'azione immediata in sala operatoria si fonde con la ricerca scientifica della banca dei tessuti e con il lungo percorso riabilitativo, a fare del Centro Ustioni del Niguarda un punto di riferimento di caratura europea.
La lunga strada del recupero, passo dopo passo
"I feriti stanno migliorando, dobbiamo essere positivi", afferma Galbiati, pur sottolineando come la strada davanti a loro sia ancora lunga. Le sue parole, quelle di un medico con vent'anni di esperienza in prima linea, racchiudono la doppia natura di questa sfida: la soddisfazione per una risposta tecnica impeccabile e la consapevolezza della complessità umana e clinica che segue la fase acuta. Dopo gli innesti, infatti, inizia un percorso fatto di controlli serrati, di terapie per prevenire le infezioni, di interventi per limitare le retrazioni cicatriziali e di una riabilitazione che deve ridare non solo funzione, ma anche una nuova accettazione di sé. Un lavoro che prosegue lontano dai riflettori dell'emergenza, nei reparti e negli ambulatori, dove la pelle donata dalla banca dei tessuti rappresenta solo il primo, fondamentale passo verso una ricostruzione totale.




