A Milano i funerali di Chiara, uccisa a Crans-Montana, celebrati dall'arcivescovo di Crotone
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Redazione Interno
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Mercoledì pomeriggio, nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano, si celebreranno i funerali di Chiara Costanzo, la sedicenne milanese travolta dalla tragedia di Crans-Montana, cerimonia che sarà officiata da monsignor Alberto Torriani, il quale, essendo stato per anni rettore del Collegio San Carlo frequentato dalla giovane, non ha esitato a tornare dalla sua attuale diocesi di Crotone per condurre il rito. La camera ardente, che da questo pomeriggio accoglie Chiara nella cappella del suo antico collegio – una scelta dettata dal desiderio dei genitori di non lasciarla in un luogo impersonale – rimarrà visibile fino al momento delle esequie, sebbene lo spazio, troppo angusto per ospitare il funerale, abbia reso necessario optare per una chiesa di dimensioni maggiori.
Un addio nel luogo del suo percorso
La decisione di don Mario, l’attuale rettore, di aprire le porte della cappella scolastica risponde a un bisogno profondo espresso dalla famiglia, quella di circondare Chiara, in queste ore estreme, con la familiarità degli ambienti in cui è cresciuta, come ha spiegato la madre con parole dense di un dolore ormai muto. «Non volevamo che restasse sola», ha detto, sottolineando come quel gesto di accoglienza abbia rappresentato un piccolo, ma significativo, sollievo nell’abisso del lutto, un modo per mantenere un legame tangibile con la vita quotidiana della ragazza, bruscamente interrotta.
L'abbraccio che parla di una ferita comune
Un altro gesto, altrettanto potente e spontaneo, ha segnato l’arrivo delle salme all’aeroporto di Linate, dove i genitori di Chiara e quelli dell’altra vittima milanese, Achille, si sono stretti in un abbraccio muto, un contatto fisico che travalicava la reciproca conoscenza e parlava direttamente della condivisione di una perdita incommensurabile. Quell’immagine, al di là di ogni retorica, ha mostrato il riflesso istintivo di un dolore simmetrico, quello di chi si trova, suo malgrado, a percorrere lo stesso cammino di sofferenza, sostenendosi senza bisogno di molte parole.
Il percorso giudiziario e il dovere della memoria
Mentre la città si prepara a questo doloroso addio, le indagini sulla strage procedono, come di consueto in casi di tale gravità, lungo il duplice binario delle verifiche tecniche e degli accertamenti di competenza giudiziaria, un iter necessario che procede parallelamente al bisogno privato delle famiglie di onorare i propri cari. La vicenda, che ha sconvolto non solo i parenti delle vittime ma anche un intero contesto sociale, rimane al centro dell’attenzione delle autorità, le quali sono chiamate a fare piena luce sulle dinamiche che hanno portato alla tragedia, un compito che va svolto con rigore e senza fretta, rispettando sia l’esigenza di giustizia che la delicatezza del dolore.




