L'arcivescovo Delpini e il sindaco Sala chiedono giustizia per i sedicenni di Crans-Montana

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Milano si ferma, raccolta in un silenzio carico di dolore che si è materializzato nelle due camere ardenti allestite per l'ultimo saluto a Achille Barosi e Chiara Costanzo, entrambi sedicenni. La cappella di San Sigismondo, adiacente alla Basilica di Sant'Ambrogio, e quella del Collegio San Carlo hanno accolto, in un flusso ininterrotto, centinaia di persone: amici stretti, compagni di classe, insegnanti e semplici cittadini, uniti dallo sgomento per una tragedia, quella avvenuta nel locale Le Constellation a Crans-Montana, che ha strappato due giovani vite durante una vacanza sulla neve. Una folla commossa e partecipe, la cui presenza muta è essa stessa una forma di preghiera e di vicinanza concreta alle famiglie colpite da una perdita così immatura e assurda.

Le parole dell'arcivescovo: una responsabilità precisa

Proprio all'ingresso del Collegio San Carlo, dove riposava Chiara, studentessa del liceo Moreschi, l'arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini ha espresso, con frasi misurate ma di una chiarezza inequivocabile, il sentimento che attraversa la città e che va oltre il cordoglio. «Credo che sia giusto chiedere giustizia, è necessario», ha affermato Delpini, soffermandosi su un aspetto che chiama in causa doveri precisi. «Se i locali che ospitano persone che fanno festa non sono adeguatamente sicuri – ha proseguito, in un inciso che fissa un principio di ampia portata – è una grave responsabilità per chi li gestisce». Una riflessione, la sua, che lega indissolubilmente il momento del lutto alla necessità di accertare le dinamiche dell'incidente e le eventuali omissioni, senza che questo possa, come egli stesso ha sottolineato, restituire la salute ai feriti o riportare indietro i giovani scomparsi.

Il giorno del lutto cittadino e dell'ultimo addio

Mercoledì 7 gennaio, data fissata per le esequie dei due ragazzi, è stato dichiarato lutto cittadino dal sindaco Giuseppe Sala, il quale ha associato la propria voce a quella dell'arcivescovo nel ribadire l'esigenza di verità e giustizia. La città, dunque, si prepara a un commiato collettivo e solenne, un momento in cui il dolore privato delle famiglie – quella di Achille, studente delle Orsoline, e quella di Chiara – diventa patrimonio di un'intera comunità che si riconosce nei volti di due adolescenti strappati alla vita in circostanze che attendono ancora piena luce. I funerali rappresentano il passaggio più doloroso, il congedo definitivo da cui le inchieste giudiziarie dovranno necessariamente prendere le mosse, indagando su quanto accaduto in quella struttura ricettiva svizzera.

Il cammino verso la verità giudiziaria

Le dichiarazioni delle autorità civili e religiose, per quanto distinte nei rispettivi ruoli, convergono dunque su un punto essenziale: la ricerca delle responsabilità, là dove ve ne siano state, costituisce un atto dovuto verso le vittime e i loro cari. Il percorso della giustizia umana, con i suoi tempi e i suoi metici, si avvia parallelamente a quello del conforto spirituale e del supporto umano, in un binomio che caratterizza la reazione di una metropoli ferita. Mentre le indagini, coordinate dalle autorità elvetiche, procedono per ricostruire l'esatta catena degli eventi, a Milano resta il vuoto lasciato da due esistenze spezzate, un vuoto che le parole di Delpini e Sala hanno cercato di nominare, affidandolo non solo alla pietà ma anche all'imperativo di una chiarezza che, per quanto possa essere amara, non può essere elusa.

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