Volontari da tutta Italia per spegnere l'incendio sul Vesuvio, ma le fiamme non cedono
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Redazione Interno
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Da oltre ventiquattr’ore, il Vesuvio è avvolto dal fumo e dalle lingue di fuoco che hanno divorato ettari di pineta, minacciando la Riserva Tirone e le aree boschive di Terzigno, Ercolano e Ottaviano. Nonostante lo sforzo congiunto di vigili del fuoco, Protezione civile e Canadair, l’incendio — divampato nella notte di venerdì — resiste, alimentato dal vento e dalla vegetazione secca.
Tra i primi a rispondere all’allarme, due volontari della Protezione civile di Porto Recanati, Denni Dolce e Roberto Melatini, che hanno raggiunto Napoli a bordo di un mezzo specializzato. "Siamo partiti appena ricevuta la richiesta di supporto", hanno spiegato, unendosi alle squadre già operative sul posto. A loro si sono aggiunti i rinforzi inviati dal Friuli Venezia Giulia, con una colonna mobile partita all’alba su disposizione del Dipartimento nazionale.
Mentre i Canadair — sei in totale — continuano a solcare il cielo, scaricando migliaia di litri d’acqua sulle zone più critiche, a terra lavorano senza sosta dodici squadre, tra cui quelle arrivate da Toscana e Marche. "La situazione è migliorata rispetto a ieri", ha dichiarato Raffaele De Luca, presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, sottolineando però che le operazioni di bonifica sono appena iniziate. Le fiamme, sebbene circoscritte in alcune aree, non sono ancora domate del tutto, in particolare a Terzigno e Ottaviano, dove i roghi continuano a divampare.




