Fiamme e rabbia sul Vesuvio: l'incendio che minaccia vite e tradizioni
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Redazione Interno
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Un Ferragosto di paura quello vissuto dai residenti alle pendici del Vesuvio, dove le fiamme, divampate nelle prime ore del giorno, hanno lambito le abitazioni, costringendo molti a fuggire mentre il fitto fumo oscurava il cielo. A Torre del Greco, la situazione è apparsa particolarmente critica per la presenza di un bombolone di gas nelle vicinanze, aggiungendo ulteriore tensione a un quadro già drammatico.
Quello che si consuma tra i comuni di Terzigno, Boscotrecase, Trecase e Ottaviano non è soltanto un disastro ambientale, ma un colpo al cuore di un’economia e di un’identità radicate da secoli. Oltre 500 ettari di boschi, vigneti e frutteti sono stati ridotti in cenere, lasciando dietro di sé un paesaggio devastato, come confermano le immagini satellitari del programma Copernicus, che mostrano l’estensione del danno persino dallo spazio.
A riaccendere i sospetti di un possibile dolo è stato il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, il quale, durante un’omelia nella basilica di Santa Maria a Pugliano a Ercolano, ha parlato di «oscuri interessi» dietro i roghi, paragonando l’evento all’incendio del 2017, quando andarono in fumo circa 1600 ettari di territorio. «Una ragionevole certezza che si tratti di un incendio doloso», ha aggiunto, sottolineando come quelle ferite, a distanza di anni, non si siano ancora rimarginate.
Tra la popolazione, la rabbia si mescola alla rassegnazione. A Terzigno, dove il Monte Somma — chiamato semplicemente ‘a muntagna — domina il paesaggio, il ricordo del precedente rogo è ancora vivido. La pineta del Parco Nazionale del Vesuvio, polmone verde e simbolo di un territorio, è ora un deserto di cenere, mentre tra i viticoltori cresce l’angoscia per i vigneti perduti, con ripercussioni che rischiano di compromettere interi raccolti.




