Pagano il cinema che non c’è: il tax credit finisce nel mirino dopo il caso Kaufmann

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il cinema, da sempre simbolo di evasione e arte, si ritrova al centro di una vicenda che ne svela il lato più opaco. Lo Stato, attraverso il tax credit, finanzia pellicole che spesso non vedono mai la luce, mentre i produttori intascano denaro pubblico senza rendere conto a nessuno. Un meccanismo che, come dimostrano recenti indagini, è stato sfruttato in modo sistematico, alimentando frodi e sprechi.

Tra i casi più eclatanti c’è quello di Francis Kaufmann, l’uomo accusato dell’omicidio della compagna Anastasia Trofimova e della figlia Andromeda, i cui corpi sono stati rinvenuti a Villa Pamphili all’inizio di giugno. Kaufmann, che operava sotto lo pseudonimo di Rexal Ford, avrebbe ottenuto circa 836mila euro di incentivi per un film mai realizzato. Una scoperta che ha riacceso il dibattito sul tax credit, portando il ministro della Cultura, Giuli, a promettere interventi immediati per bloccare abusi e anomalie.

La questione non è isolata. Negli ultimi diciotto mesi, il ministero ha segnalato alla guardia di Finanza oltre 120 opere sospette, tra pellicole fantasma, costi gonfiati e documentazione irregolare. Le indagini, ancora in corso, stanno esaminando flussi di denaro, bilanci e fatture per accertare eventuali illeciti. “C’è chi ha approfittato del sistema”, ha dichiarato la psichiatra Marazziti, schierata a sinistra ma favorevole all’azione del ministro. “Giuli sta facendo bene a mettere un freno agli sprechi”.

Il tax credit, introdotto nei primi anni Duemila e ampliato con la legge Franceschini nel 2016, permette ai produttori di ottenere sgravi fiscali o liquidità cedendo il credito alle banche. Uno strumento nato per sostenere il cinema italiano, ma che oggi appare vulnerabile a manipolazioni. Se da un lato il governo cerca di correre ai ripari, dall’altro le inchieste della magistratura potrebbero portare a nuovi sviluppi, rivelando un sistema in cui i controlli, almeno fino a ora, sono stati insufficienti.

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