Caso Giulio Regeni, attesa la sentenza sui quattro 007 egiziani a Roma
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Redazione Interno
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La sentenza sul caso Giulio Regeni è attesa oggi dalla prima Corte d’Assise di Roma, chiamata a decidere sui quattro agenti dei servizi di sicurezza egiziani imputati per il sequestro, le torture e l’omicidio del ricercatore italiano ucciso al Cairo nel 2016. I giudici sono entrati in camera di consiglio e il verdetto è previsto dopo le 18.
Il processo per la morte del ricercatore italiano
Il procedimento riguarda le responsabilità contestate a quattro appartenenti alla sicurezza egiziana accusati della scomparsa e della morte di Regeni. Gli imputati, assenti in aula, sono stati giudicati nel processo celebrato in Italia dopo un lungo percorso giudiziario segnato dalle difficoltà nel coinvolgimento delle autorità egiziane.
Prima dell’ingresso in tribunale insieme ai genitori e alla sorella del ricercatore, l’avvocata Alessandra Ballerini ha definito importante il passaggio processuale raggiunto, spiegando che la famiglia chiede un accertamento giudiziario completo. Anche lo scrittore, attore e regista Ascanio Celestini ha partecipato alla giornata in aula, sottolineando il valore della possibilità di arrivare a una decisione dopo anni di attesa.
Le richieste della Procura e le posizioni degli imputati
La Procura di Roma aveva chiesto una condanna all’ergastolo per Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e tre pene da 17 anni e mezzo di reclusione per gli altri imputati, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Tareq Sabir. Le richieste riguardano accuse che comprendono il sequestro del ricercatore e, per una delle posizioni, anche i reati legati alla sua morte.
Il caso giudiziario nasce dalla scomparsa di Regeni al Cairo nel gennaio 2016 e dal ritrovamento del suo corpo pochi giorni dopo, con segni di violenze. Nel corso degli anni le indagini italiane hanno ricostruito il coinvolgimento contestato a esponenti della sicurezza egiziana, mentre il procedimento ha affrontato anche il problema della mancata presenza degli imputati davanti ai giudici italiani.
Dieci anni di indagini e ostacoli giudiziari
Il percorso verso il processo è stato caratterizzato da difficoltà nelle notifiche agli imputati e dalla mancata collaborazione delle autorità egiziane, elementi che hanno rallentato l’iter giudiziario. La possibilità di procedere in assenza degli accusati è arrivata dopo un intervento della Corte costituzionale che ha consentito alla giustizia italiana di celebrare il procedimento.
La giornata della sentenza è stata accompagnata dalla presenza di rappresentanti della società civile e di persone che negli anni hanno seguito il caso. Per Ascanio Celestini, intervenuto davanti al tribunale, il passaggio della lettura del verdetto rappresenta un momento legato al tema dei diritti umani e della responsabilità pubblica.
La prima Corte d’Assise di Roma deve ora pronunciarsi sulle posizioni dei quattro imputati della sicurezza egiziana, che non hanno mai partecipato alle udienze del processo.
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