Caso Regeni, tre 007 egiziani condannati a 10 anni per il sequestro
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Redazione Interno
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Tre 007 egiziani sono stati condannati a 10 anni dalla Corte d’Assise di Roma nel processo sul caso Regeni per il sequestro e le torture subite da Giulio Regeni al Cairo nel 2016, mentre un quarto imputato è stato assolto. La sentenza ha escluso l’accusa di omicidio contestata a uno degli agenti dei servizi segreti egiziani.
La decisione della Corte d’Assise di Roma sugli imputati egiziani
La condanna riguarda il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim, mentre il generale Tariq Sabir è stato assolto. Per Sharif la Procura aveva chiesto l’ergastolo, mentre per gli altri tre imputati erano state richieste pene di 17 anni e 6 mesi di reclusione. Le richieste dell’accusa erano legate alle contestazioni sul sequestro del ricercatore italiano e, per uno degli imputati, anche alle accuse relative alla sua morte.
I quattro imputati non hanno mai partecipato al processo e sono risultati assenti durante le udienze. In aula, al momento della lettura della decisione, erano presenti i familiari di Giulio Regeni e i loro legali, oltre al procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi. La pronuncia della Corte è arrivata dopo un procedimento seguito dalla magistratura italiana nei confronti di appartenenti agli apparati di sicurezza egiziani.
Il sequestro di Giulio Regeni e il percorso giudiziario
Giulio Regeni era scomparso al Cairo il 25 gennaio 2016. Il corpo del ricercatore era stato ritrovato pochi giorni dopo, il 3 febbraio, con segni di violenze e torture. La vicenda ha aperto un lungo percorso giudiziario e diplomatico, segnato dalle difficoltà nel portare gli imputati davanti ai giudici italiani.
Nel processo romano l’accusa aveva sostenuto che il giovane ricercatore fosse stato sottoposto a un sequestro da parte di appartenenti ai servizi di sicurezza egiziani. La Procura aveva indicato Sharif come l’uomo per il quale era stata richiesta la pena più alta, mentre agli altri imputati erano state contestate responsabilità nell’ambito del sequestro e delle torture. La difesa aveva invece contestato il coinvolgimento degli apparati egiziani, sostenendo ricostruzioni alternative sui fatti.
La sentenza e le conseguenze processuali
La Corte ha riconosciuto la responsabilità penale dei tre imputati per il sequestro di Regeni, facendo cadere l’accusa di omicidio. La decisione riguarda quindi una parte delle contestazioni formulate nel procedimento e distingue le responsabilità accertate dai giudici rispetto alle accuse inizialmente portate in aula dalla Procura.
Il caso ha coinvolto anche la richiesta di risarcimento avanzata dalla Presidenza del Consiglio attraverso l’Avvocatura dello Stato nei confronti degli imputati. Nel corso del processo sono state affrontate le circostanze della scomparsa del ricercatore italiano, le ricostruzioni investigative e il ruolo attribuito dall’accusa agli appartenenti ai servizi di sicurezza egiziani.
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