Regeni, tre 007 egiziani condannati a dieci anni. Assolto il generale Sabir

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La prima sezione della Corte d'Assise di Roma ha condannato tre agenti dei servizi segreti egiziani a dieci anni di reclusione per il sequestro di Giulio Regeni, il ricercatore friulano rapito al Cairo il 25 gennaio 2016 e il cui corpo senza vita fu ritrovato il 3 febbraio successivo lungo l'autostrada che collega la capitale egiziana ad Alessandria.

La sentenza, pronunciata al termine di una camera di consiglio durata oltre otto ore, ha riconosciuto la responsabilità del maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e dei colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim per il solo reato di sequestro di persona, facendo cadere l'accusa di omicidio. Il generale Tariq Sabir è stato invece assolto da tutte le accuse.

La ricostruzione dei giudici e le richieste della procura

Secondo quanto emerso nel corso del dibattimento, Regeni venne prelevato dagli apparati di sicurezza egiziani e condotto in una struttura nella disponibilità dei servizi segreti, una villetta alla periferia del Cairo. Su quanto accaduto all'interno di quell'edificio, e sulle torture che portarono alla morte del ricercatore, i giudici hanno ritenuto di non disporre di elementi sufficienti per condannare gli imputati individuati dalla procura. La Corte ha quindi derubricato le contestazioni, escludendo l'aggravante dell'omicidio e riconoscendo unicamente il sequestro.

La procura di Roma aveva invece chiesto l'ergastolo per Sharif, indicato come l'uomo che avrebbe materialmente ucciso Regeni, e diciassette anni e sei mesi di reclusione per gli altri tre imputati. Il processo si è celebrato in assenza dei quattro uomini, tutti irreperibili: le autorità del Cairo hanno rifiutato di trasmettere alla magistratura italiana i loro indirizzi di domicilio.

Le reazioni istituzionali e le parole dei magistrati

«La parte sostanziale dell'impianto accusatorio ha retto», ha dichiarato il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi, sottolineando come il risultato sia stato raggiunto «nonostante una collaborazione non proficua da parte delle autorità egiziane».

Il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, titolare dell'inchiesta, ha parlato di «una sentenza storica che conferma la ricostruzione della Procura» e ha spiegato che, dalla lettura del dispositivo, gli elementi raccolti non sono stati ritenuti sufficienti per ricondurre specificatamente al maggiore Sharif l'omicidio in cui è culminato il sequestro, «evidentemente a causa del muro di omertà dell'Egitto».

Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenendo a margine di un evento a Milano, ha precisato che «sono state condannate tre persone, non l'intero Egitto», ricordando che la sentenza è di primo grado e che «la giustizia farà il suo corso». I genitori di Giulio, Paola Deffendi e Claudio Regeni, presenti in aula, hanno commentato laconicamente: «Siamo soddisfatti».

Il contesto delle indagini e le difficoltà della collaborazione giudiziaria

L'inchiesta sulla morte di Regeni si è sviluppata in un quadro di sostanziale stallo nei rapporti di cooperazione giudiziaria tra Roma e il Cairo, nonostante gli iniziali proclami di collaborazione. Nel corso del processo, i magistrati romani hanno denunciato ritardi sistematici, documenti mai consegnati e richieste istruttorie rimaste senza risposta da parte delle autorità egiziane. La stessa procura capitolina ha parlato esplicitamente di una scelta consapevole di coprire i responsabili materiali delle torture e dell'uccisione del ricercatore.

Il procedimento si è potuto celebrare proprio grazie a una pronuncia della Corte Costituzionale che ha consentito di procedere nonostante l'irreperibilità degli imputati, i quali sono stati rappresentati in aula da difensori d'ufficio. La sentenza di primo grado ha disposto anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici per i tre condannati e il risarcimento dei danni in favore delle parti civili, con provvisionali complessive pari a 650 mila euro. Le motivazioni saranno depositate entro novanta giorni.

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