L'oro che dormiva nei cassetti vale oggi una fortuna
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Redazione Economia
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Ciò che per anni è rimasto nascosto, dimenticato in fondi di cassetti o in vecchi portagioielli, sta vivendo una seconda vita dal valore inaspettato. Una piccola moneta d'oro, che molti consideravano poco più di un cimelio, può oggi essere valutata fino a 686 euro, mentre esemplari di maggiori dimensioni, quelli che si ereditano magari senza farci troppo caso, superano senza difficoltà la soglia dei 4.000 euro. È questo boom di valutazioni che spinge un numero crescente di persone a varcare la soglia delle agenzie specializzate, portando con sé oggetti di famiglia ai quali, fino a poco tempo fa, non si sarebbe mai pensato di attribuire un simile peso finanziario, scoprendo talvolta di possedere, senza saperlo, un vero e proprio tesoro. Il motivo di questa corsa all'oro è presto detto: negli ultimi dieci anni il suo prezzo ha conosciuto un'impennata straordinaria, passando dai 32.683 euro al chilo del 2015 agli oltre 111.000 euro che segnano le quotazioni attuali, un percorso di crescita che ha pochi eguali in altri settori d'investimento.
Il metallo giallo si conferma bene rifugio
Nel corso del 2025 l'oro ha infatti proseguito la propria fase di crescita, superando per la prima volta nella storia i 4.000 dollari l'oncia, che equivalgono a oltre 110 euro al grammo, un nuovo massimo storico assoluto. Dall'inizio dell'anno, il metallo giallo, che nessuno si aspettava una performance del genere, registra un incremento di circa il 50%, confermandosi così il principale bene rifugio in un contesto globale caratterizzato da incertezze geopolitiche, da una marcata volatilità dei mercati e da politiche monetarie in continua evoluzione. Una corsa, la sua, che sembra non conoscere soste e che attira l'attenzione sia dei piccoli risparmiatori, i quali ripongono nuovamente fiducia in un asset tangibile, sia degli investitori istituzionali, i quali ne apprezzano la stabilità di lungo periodo.
Le previsioni degli analisti per il futuro prossimo
"Manteniamo una view positiva sull'oro per il secondo semestre", afferma Ned Naylor-Leyland, gestore del Jupiter Gold & Silver Fund, il quale fornisce una spiegazione dettagliata del proprio ottimismo. "Storicamente", prosegue l'esperto, "l'oro tende a ottenere rendimenti migliori nella seconda metà dell'anno rispetto alla prima, in base ai rendimenti medi registrati a partire dal 1971, e anche le banche centrali, che sono attori fondamentali in questo mercato, concentrano gran parte dei loro acquisti proprio nella seconda parte dell'anno". Una dinamica, questa, che lascia presupporre un prolungamento del trend positivo, alimentato da fattori macroeconomici che vanno ben al di là della semplice domanda di gioielleria.
Il dibattito sul ruolo attuale del bene rifugio
Sembra un paradosso, ma non lo è: dopo la galoppata che l'ha portato a infrangere ogni record, ci si interroga se l'oro possa essere ancora considerato un autentico bene rifugio. Gli investitori, osservando curve di crescita così ripide, si chiedono se i rischi di un ribasso non superino ormai le potenzialità di ulteriori rialzi. "Non è un asset che sale sempre quando c'è paura", chiarisce Alessio Garzone, portfolio manager di Gamma Capital Markets, offrendo una chiave di lettura diversa, "ma piuttosto un assicuratore silenzioso del portafoglio". Una definizione, la sua, che sposta l'attenzione dalla ricerca di guadagni immediati alla funzione di copertura e di diversificazione che il metallo prezioso può svolgere all'interno di una strategia d'investimento più articolata e prudente.




