L'oro sfiora i 3.000 dollari: il metallo giallo vola sui mercati
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Il prezzo dell’oro continua a salire, aggiornando record su record e avvicinandosi alla soglia psicologica dei 3.000 dollari l’oncia, un livello mai raggiunto nella storia del metallo giallo. Nella giornata di ieri, le quotazioni spot hanno guadagnato l’1,34%, portando il valore a 2.880 dollari, mentre il contratto con consegna ad aprile ha toccato i 2.902 dollari, con un aumento dello 0,93%. Un trend che, secondo gli esperti, potrebbe non fermarsi qui.
Maurizio Mazziero di Mazziero Research ha sottolineato che, sebbene prevedere l’andamento futuro richiederebbe “una sfera di cristallo”, il raggiungimento dei 3.000 dollari sembra ormai inevitabile, con valori prossimi ai 3.200 dollari che non appaiono irrealistici. Questo scenario è alimentato da una serie di fattori concatenati, tra cui le tensioni commerciali globali e le politiche monetarie degli Stati Uniti.
La decisione dell’amministrazione Trump di imporre dazi su Canada, Cina e Messico ha infatti aumentato i timori di un’inflazione in crescita, che potrebbe erodere la stabilità economica. Di fronte a questa incertezza, molti investitori hanno scelto di proteggersi acquistando oro, sia in forma di contratti finanziari che fisici. Non a caso, il metallo giallo è spesso considerato un bene rifugio in periodi di turbolenza, capace di mantenere il proprio valore anche quando altre asset class vacillano.
A contribuire alla corsa dell’oro è anche il calo del dollaro statunitense e dei rendimenti dei titoli del Tesoro, insieme alle dichiarazioni di alcuni funzionari della Federal Reserve, che lasciano intendere possibili tagli dei tassi di interesse nel corso dell’anno. Questi elementi, combinati con il rischio di uno “short squeeze” – una situazione in cui chi ha scommesso sul calo dei prezzi è costretto a coprire le proprie posizioni, spingendo ulteriormente al rialzo le quotazioni – hanno creato un mix esplosivo per il mercato dei metalli preziosi.
Alle 17:30 del 5 febbraio, un’oncia d’oro valeva 2.870 dollari, equivalenti a circa 88,4 euro al grammo. Un dato che, seppur già significativo, potrebbe essere solo l’inizio di una fase ancora più rilevante per il metallo giallo. Le banche, in particolare, stanno cercando di proteggersi dall’instabilità dei mercati, aumentando le proprie riserve auree e contribuendo così alla domanda.




