Firenze intitola un giardino a Oriana Fallaci a vent'anni dalla scomparsa

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il 15 settembre, giorno in cui ricorrono i vent'anni dalla morte di Oriana Fallaci, l'area davanti alla Fortezza da Basso a Firenze cambierà denominazione e diventerà ufficialmente il "giardino Oriana Fallaci". La cerimonia di intitolazione è fissata alle 12.30, con lo svelamento della nuova targa alla presenza della sindaca Sara Funaro e, tra gli altri, del nipote ed erede della giornalista, Edoardo Perazzi. La giornata inizierà alle 11.30 al Cimitero degli Allori, dove sarà deposta una corona sulla tomba della scrittrice.

Nel corso della cerimonia, in omaggio al suo amore per il verde, sarà anche piantato un albero in sua memoria.

Da piazzale a giardino: la richiesta dei cittadini

Il cambio di denominazione nasce da una richiesta avanzata da un gruppo numeroso di cittadini, che hanno chiesto di trasformare in giardino il piazzale già intitolato a Oriana Fallaci. La proposta è stata accolta dall'Amministrazione comunale e formalizzata con una delibera di Giunta presentata dall'assessora alla Toponomastica Caterina Biti. L'area era stata intitolata alla giornalista nel 2016, in occasione del decimo anniversario della scomparsa, insieme alla fermata della tramvia davanti alla Fortezza da Basso.

All'epoca la denominazione di "piazzale" era stata scelta in relazione alle caratteristiche dello stradario cittadino. Oggi, con il passaggio a "giardino", si intende dare maggiore riconoscibilità e dignità a uno spazio che fa parte del patrimonio architettonico e paesaggistico della città.

La sindaca Funaro ha spiegato che la decisione è stata condivisa con Edoardo Perazzi, nipote ed erede della scrittrice, che si è detto disponibile e favorevole. L'assessora Biti ha sottolineato come la richiesta dei cittadini testimoni il riconoscimento della città verso una figura che continua a essere di ispirazione, oltre che una delle esponenti più importanti del giornalismo e della scrittura. La nuova denominazione si inserisce in un percorso di valorizzazione delle figure femminili nell'ambito della toponomastica cittadina.

Un percorso professionale senza compromessi

Nata a Firenze nel 1929, Oriana Fallaci è stata una delle firme più note del giornalismo italiano del Novecento. Figlia di un artigiano antifascista, partecipò giovanissima alla Resistenza come staffetta, con il nome di battaglia "Emilia". Interruppe gli studi universitari per dedicarsi al giornalismo e divenne inviata speciale dell'Europeo, seguendo i conflitti più importanti del suo tempo: dal Vietnam al Medio Oriente, dal Sudamerica all'India.

È stata la prima donna italiana a raccontare la guerra dal fronte in qualità di inviata speciale, con un approccio che lei stessa ha riassunto in una frase: "La mia arma di soldato è l'arma della verità".

Nel corso della sua carriera ha intervistato alcuni dei protagonisti e dei potenti del Novecento, da Arafat a Gheddafi, da Khomeini a Kissinger. Il suo stile diretto e senza compromessi le ha valso un seguito enorme di lettori, ma anche polemiche accese. I suoi libri hanno venduto circa venti milioni di copie in tutto il mondo. Tra le opere più note si ricordano "Intervista con la storia" del 1974, "Lettera a un bambino mai nato" del 1975, "Un uomo" del 1979 e "Insciallah" del 1990.

Il caso letterario di "Lettera a un bambino mai nato"

Pubblicato nel settembre del 1975, "Lettera a un bambino mai nato" occupa un posto speciale nella produzione della scrittrice. La tiratura iniziale contava 80.000 volumi, ma nel giro di pochi mesi arrivò a 400.000 copie. Oggi le vendite hanno superato il milione. Il libro nacque da un'inchiesta sull'aborto commissionata dal direttore dell'Europeo, Tommaso Giglio, ma si trasformò in un romanzo scritto di getto, sotto forma di diario.

L'ispirazione era legata a un'esperienza autobiografica: un aborto spontaneo risalente al 1967, che la Fallaci aveva vissuto con profondo dolore.

Il monologo immaginario tra una madre incinta e il feto che porta in grembo toccava un nervo ancora scoperto nell'Italia di quegli anni, a pochi mesi dal referendum sul divorzio e nel pieno del dibattito sulla legge sull'aborto. La Fallaci riuscì a scontentare tanto i progressisti quanto i conservatori: i primi perché sosteneva che la vita inizia dal concepimento, i secondi perché rivendicava il diritto della donna a decidere da sé della propria gravidanza.

In una lettera del 1975 a Pier Paolo Pasolini, la scrittrice raccontò di essere stata bersaglio di critiche da entrambe le parti.

Il ritorno a Firenze e la trilogia dell'11 settembre

Dopo aver vissuto per oltre vent'anni negli Stati Uniti, Fallaci decise di tornare in Italia quando comprese che la malattia che la consumava, un cancro ai polmoni da lei definito "l'alieno", stava per avere la meglio. Voleva chiudere gli occhi nel suo Paese e scelse Firenze. Il rientro avvenne con un volo privato messo a disposizione da Silvio Berlusconi, all'epoca leader dell'opposizione. Si spense il 15 settembre 2006 nella clinica Santa Chiara.

Negli ultimi anni della sua vita, la scrittrice aveva rotto un silenzio durato un decennio con "La rabbia e l'orgoglio", pubblicato in volume nel dicembre 2001 dopo gli attentati alle Torri Gemelle. Il libro vendette circa un milione di copie e divenne il fulcro del dibattito internazionale sul terrorismo islamico e sul ruolo dell'Occidente. A questo seguirono "La forza della ragione" nel 2004 e "Oriana Fallaci intervista sé stessa" nello stesso anno. Le sue posizioni sull'Islam, sull'immigrazione e sul multiculturalismo suscitarono polemiche accese e le procurarono anche minacce di morte.

In Francia, il Mouvement contre le Racisme et pour l'Amitié entre les Peuples tentò senza successo di proibire la vendita del volume.

Il rapporto tra la scrittrice e la sua città natale si era deteriorato negli ultimi anni di vita, tra le polemiche sulla tenda somala in piazza Duomo nel 2000 e gli scontri legati al Social Forum del 2002. A vent'anni dalla scomparsa, l'intitolazione del giardino rappresenta un gesto simbolico che la città ha scelto di compiere nel giorno dell'anniversario, con la piantumazione di un albero e lo svelamento di una targa che renderà permanente il ricordo di una delle sue concittadine più discusse e celebrate.

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