Meloni convoca il vertice sul fine vita, ma la maggioranza resta divisa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non sarà un giudice a decidere sui casi più delicati di fine vita, ma un comitato etico nazionale. È questa la direzione che la maggioranza di governo, nonostante le profonde divergenze interne, sta cercando di tracciare dopo mesi di stallo. Giorgia Meloni ha riunito a Palazzo Chigi i leader di centrodestra – tra cui i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini – per discutere una proposta unitaria, ma le tensioni, come già accaduto in passato, hanno dominato l’incontro.

La questione, che divide non solo l’esecutivo ma anche l’opinione pubblica, torna al centro del dibattito politico dopo i referendum su lavoro e cittadinanza, sui quali il governo ha scelto di non schierarsi ufficialmente. Se da un lato Meloni ha ribadito la necessità di evitare che siano i tribunali a pronunciarsi su casi come quello di Eluana Englaro o di Dj Fabo – due storie che hanno segnato la cronaca giudiziaria italiana – dall’altro le posizioni di Forza Italia e Lega appaiono difficili da conciliare.

Tajani, che nei giorni scorsi ha criticato apertamente Salvini su altri dossier come lo Ius scholae e il terzo mandato, ha mantenuto una linea più cauta, mentre il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha insistito sull’urgenza di una legge che tolga ai magistrati il potere di deliberare su interruzioni delle terapie o suicidi assistiti. Contrari, però, si sono detti il sottosegretario Alfredo Mantovano e la ministra per la Famiglia Eugenia Roccella, preoccupati che un comitato etico possa finire per sostituirsi alla volontà dei pazienti o delle loro famiglie.

Il testo, che dovrebbe arrivare in Senato il 14 luglio, rischia dunque di arenarsi ancora una volta, complici le resistenze di una parte della maggioranza. Intanto, mentre la politica discute, i casi di malati terminali continuano a riempire le pagine dei tribunali, dove i giudici – in assenza di norme chiare – sono costretti a pronunciarsi su richieste sempre più frequenti. Una situazione che, come dimostrano le inchieste degli ultimi anni, lascia spazio a interpretazioni contrastanti e a lunghe battaglie legali.

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